Lendinara, città con oltre 12.000 abitanti dell'Alto Polesine, era
definita, per le sue bellezze artistiche, l'Atene del Polesine.
Importanti personaggi storici sono qui nati. Tra essi annoveriamo senz'altro
Domenico Montagnana, fine liutaio del '700, i Fratelli Canozi, tra i più
importanti intarsiatori del legno del medioevo, Alberto Mario e
Jesse White, i Fratelli
Baccari, Adolfo Rossi,
Giuseppe Marchiori
e il tipografo Buffetti.
Città da visitare perché accogliente con i suoi
monumenti, la sua Abbazia Basilica e Santuario del Pilastrello,
il duomo di
Santa Sofia con il suo slanciato campanile tra i più alti del Veneto e il suo
poetico Adigetto che taglia la città in tutta la sua lunghezza.
Lendinara
esisteva al tempo della repubblica romana.
Lo testimoniano monete, resti
di lapidi, cippi militari. Forse si ebbero nel territorio insediamenti
ancora più antichi dati da alcuni reperti che
sembrano derivare dal Medio Oriente.
Come cita Bruno Rigobello nel suo libro "LENDINARA - NOTIZIE E
IMMAGINI PER UNA STORIA DEI BENI ARTISTICI E LIBRARI (Edizioni Canova -
Biblioteca comunale di Lendinara)" i
Lendinaresi ritennero la loro città tanto importante da attribuirne la
fondazione all'eroe traiano ANTENORE che le avrebbe anche dato il suo nome
prima di fondare Padova. Ipotesi più fondate fanno invece derivare il
nome da origini celtiche o germaniche.
I longobardi avrebbero fondato sul
confine con l'Esarcato bizantino, cioè sull'Adige, un posto militare
fortificato che, sviluppato, sarebbe divenuto il Castello di Lendinara.
Il nome Lendinara appare per la prima volta nel 944 in un documento di
papa Marino II al Vescovo di Adria. Ma notizie più o meno storiche fanno
risalire all'870 la venuta di Umberto Cattaneo a Lendinara."
Ma la "storia" della città ha inizio verso
la fine del IX secolo, quando Umberto Cattaneo ottenne dai Carolingi la
signoria su Lendinara. La dominazione dei Cattaneo durò fino al 1275. Nel
1285 i Padovani cominciarono ad inviare i loro Podestà. Poi Lendinara,
come altri centri del Polesine, entrò nella sfera di influenza degli
Estensi. Al centro del paese fu eretto il palazzo in cui dimoravano i
Pretori dei Signori di Ferrara.
Dopo il periodo di Regno ai Veneziani
(1395-1438), Lendinara ritornò agli Estensi conoscendo l'influsso
dell'Umanesimo e vivendo il periodo forse più felice della sua storia
favorita da doni della cultura e dell'arte e da artisti come il pittore
Sebastiano Filippi ed i Canozi con la loro eccelsa arte nella lavorazione
del legno. La serie dei Podestà Estensi in Lendinara, termina con il
celebre Pellegrino Prisciano, letterato e storico insigne il quale dovette
abbandonare Lendinara quando i Veneziani nel 1482 se ne impadronirono. In
un rescritto del 1495 Lendinara è onorata del titolo di Città ed
autorizzata dal governo Veneziano a fregiare i propri emblemi con lo
stemma civico, consistente in uno scudo in campo azzurro, su cui
campeggiano la corona ducale ed il castello con due torri dominate dal
leone alato.
L'immagine della Madonna del Pilastrello patrona della città,
posta su una delle due torri risale al 1595.
Dopo la pace di Luneville nel 1801 essa
ritornò in possesso dei Francesi e con Rovigo fece parte del dipartimento
del Basso Po con sede a Ferrara.
Tramontato l'astro napoleonico la città
rimase sotto il dominio Austriaco dal 1814 al 1866. Questo fu un periodo
di buona amministrazione anche se contraddistinto da un atteggiamento
troppo rigido, che dette vigore al sentimento nazionalistico
risorgimentale che ebbe a Lendinara un fervidissimo sostenitore nel poeta
e scrittore Alberto Mario (1825-1883).
Una volta liberato il Veneto, a
Lendinara sortì la prima rappresentanza civica dai comizi elettorali dei
liberi cittadini il 14 luglio 1866.
Nel 1869 il Comune di Saguedo, a
richiesta dei suoi abitanti, fu unito a Lendinara.
Nel 1889 venne
ricostruito il Ponte di Piazza. Seguirono altre importanti opere di
urbanizzazione che consentirono un rapido progresso economico con
realizzazioni industriali di notevole importanza.
Nel 1899 fu costruito lo
zuccherificio, nel 1904 una fabbrica di concimi, nel 1907 lo jutificio
(sviluppatosi nel 1920 con l'aggiunta del canapificio). Il 16 giugno 1927
venne annesso il comune di Ramodipalo.
Con la legge 4 febbraio 1926, fu
tolto ai cittadini il diritto di voto elettorale amministrativo ed eletto,
con Regio Decreto, un Podestà in luogo del Consiglio Comunale.
Dal 1924 al
1942 furono eseguite importanti opere urbane di rinnovamento quali la
costruzione di strade, piazze, un campo sportivo ed un ponte di ferro
sull'Adige.
Alla caduta del fascismo, dopo la seconda guerra mondiale e con
la proclamazione della Repubblica, Lendinara riebbe il Sindaco con il suo
Consiglio.
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