America... America!
Nel secolo scorso 60.000 polesani emigrarono in America alla ricerca di migliori condizioni di vita. Tra questi Adolfo Rossi che divenne scrittore e poi ricoprì importanti ruoli diplomatici. Oggi l'Italia sembra rappresentare una "terra promessa" per molti immigrati dal terzo mondo. Ben diverse le cose un secolo fa. L'emigrazione all'estero fu una delle piaghe più brucianti della Nuova Italia.
Spinte dalla necessità, migliaia di persone dalle varie regioni italiane tentarono il gran passo. Negli anni a cavallo della fine del secolo il flusso degli espatri toccò i livelli più alti. L'acme fu raggiunto nel 1913 con 870.000 espatriati registrati, cui era da aggiungere una cifra imprecisata di emigrati clandestini.
Il Polesine contribuì in modo consistente a questo forzato esodo. Nel giro di pochi decenni, soprattutto tra il 1887 e il 1897, 60.000 polesani - un terzo dell'intera provincia - si allontanarono dall'Italia per avventurarsi per lo più in America, alla ricerca di un lavoro che desse condizioni di vita accettabili.
Spesso la disperata voglia di riscatto, che spingeva ad abbandonare in massa la matrigna terra natia, non approdava ad altro che al fallimento, o ad una nuova più pesante schiavitù, nel chiuso di una fazenda brasiliana o di qualche insano suburbio. Adolfo Rossi di Lendinara ebbe il merito indiscutibile di sollevare il problema dell'emigrazione transoceanica a livello di pubblica opinione italiana, sollecitando fermamente una tutela dei nostri connazionali da parte delle autorità governative. La risposta, fermamente invocata, cominciò a concretizzarsi con l'emanazione del decreto Prinetti-Bodrio del 26 marzo 1902, con il quale si sospendeva la licenza speciale a compagnie di navigazione per il trasporto gratuito di emigranti italiani in Brasile presso fazenderos senza scrupoli.
Chi era Aldolfo Rossi? Nato a Lendinara, il paese di Alberto Mario, il 30 settembre 1857, Rossi era emigrato poco più che ventenne negli Stati Uniti. Insieme al bisogno economico (era un modestissimo impiegato postale), lo animavano la curiosità, la voglia di conoscere, lo spirito di avventura. Si distinse quasi subito per doti di carattere letterario e giornalistico. Dopo aver tentato i mestieri più vari per sbarcare il lunario, a New York fondò e diresse il quotidiano "Il Progresso Italo-Americano". Questo fu l'inizio di una carriera giornalistica luminosa, che lo portò alcuni anni dopo ad essere in Italia apprezzato inviato speciale di testate come "Il Messaggero", "La Tribuna", "Il Corriere della
Sera", " L'Adriatico" di Venezia.
Quando nel 1901 fu costituito in Italia il Commissariato per l'emigrazione, per tentare di censire, controllare ed aiutare gli espatriati, a lui fu affidata una missione nello stato brasiliano di S. Paolo per verificare le condizioni di vita all'interno delle fazendas. La sua inchiesta, pubblicata sul Bollettino dell'emigrazione del 1902, fu quanto mai veritiera e inquietante. Il quadro tristissimo dell'emigrazione italiana, che Rossi divulgò, spinse ad adottare come prima misura di tutela appunto il decreto Prinetti.
Subito dopo Rossi entrò nei quadri del Commissariato e seguì da vicino, costantemente, i problemi degli italiani all'estero. Fu nominato Ispettore viaggiante dell'emigrazione, e per questo suo incarico intraprese viaggi nel Nord America, nel Brasile, nell'Argentina, e nel Sud Africa. Nel 1912 divenne console generale d'Italia a Rosario di S. Fè, poi ad Asuncion nel Paraguay (1914) e a Buenons Aires, dove morì il 28 luglio 1921. Adolfo Rossi indusse una intensa pubblicistica, che alternò alle numerose collaborazioni giornalistiche, saggi e memoriali di buona risonanza. Ricordiamo tra questi ultimi, Nel paese dei dollari (1893), Da Napoli ad Amburgo (1893), L'agitazione in Sicilia (1894); Alla guerra greco-turca (1897), Il garofano rosso, Inglesi e boeri attraverso l'Africa australe e il Transvaal (1900). Tra i suoi reportage spicca Un italiano, in America, di cui pubblichiamo di seguito il I, il XVII, il XXI e il XXIII capitolo, edito per la prima volta a Milano coi tipi di Treves nel 1892.Il libro è dedicato ai suoi primi tre anni in America e riscosse un lusinghiero successo presso i lettori italiani di fine Ottocento.
E la testimonianza - letterariamente viva e gradevole ancor oggi - di un giovane emigrato italiano che si inserisce nella complessa e palpitante realtà degli States: realtà particolarmente dura e aspra per gli emigrati, ma anche ricca di grandi possibilità e di vasti orizzonti per le persone tenaci e di talento.
------
Foto e testo tratto da: www.deltadelpo.i
|