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Uomini armati hanno ucciso 6 soldati vicino a Ismailyia Salite a 53 le vittime di ieri durante le marce al Cairo. Dopo gli oltre 50 morti nei sanguinosi scontri fra pro Morsi e forze dell’ordine che ieri hanno attraversato tutto l’Egitto, il Paese oggi vive una nuova

giornata ad alta tensione con una serie di attacchi contro le forze della sicurezza, che per la prima volta hanno colpito la parte meridionale del Sinai. Un’autobomba è esplosa nel cortile interno della sede della sicurezza di Stato di al Tour, capoluogo del Sinai del sud, uccidendo due agenti di polizia. Secondo fonti della sicurezza nell’attentato è rimasto ferito il vice del direttore della sicurezza Hatem Amin e 55 persone sono rimaste ferite. Immediatamente - riferiscono fonti militari - è salito il livello di allerta della polizia nelle località turistiche sul mar rosso Sharm el Sheikh e Taba e sui porti lungo il canale di Suez. In mattinata un veicolo militare è stato colpito da raffiche di arma da fuoco mentre era in viaggio fra Sharkiya nel delta del Nilo, verso Ismailyia, lungo il canale di Suez. L’ultimo bilancio parla di sei soldati uccisi. COLPITO IMPIANTO SATELLITARE All’alba una installazione di telecomunicazioni al Cairo, nel quartiere chic di Maadi al Cairo, è stato colpito da razzi Rpg. Una fonte del ministero dell’Interno ha riferito che l’attacco ha causato danni limitati che non hanno avuto effetti sulle comunicazioni internazionali. Una delle salve ha colpito in pieno una parabola utilizzata per le telefonate internazionali, lasciandovi uno squarcio di 25 centimetri. Ferite almeno due persone. È il terzo attacco odierno contro obiettivi governativi in Egitto: nei due precedenti erano rimasti uccisi sette tra soldati e poliziotti. LA FESTA BLINDATA Gli scontri più violenti sono esplosi soprattutto al Cairo quando i Fratelli musulmani sono scesi in strada per contrastare i festeggiamenti organizzati dalle forze armate per il quarantesimo anniversario della guerra del 1973 contro Israele, quella conosciuta come la guerra del Kippur. Mentre sulla televisione di Stato scorrevano le immagini di bandiere sventolanti, manifestanti festosi, musica e gruppi folkloristici sui palcoscenici nelle piazze della festa, in particolare quella di Tahrir, simbolo della rivoluzione contro Hosni Mubarak, scelta per festeggiare la vittoria del ’73, nelle zone accanto infuriava la battaglia. ATTACCHI ALLA SICUREZZA Almeno una decina di marce pro Morsi si sono mosse nel primo pomeriggio, puntando proprio su piazza Tahrir blindata come non mai per evitare che i sostenitori dei Fratelli musulmani potessero mescolarsi ai manifestanti pro esercito. In mattinata squadroni acrobatici di F16 hanno sfrecciato a bassa quota sui cieli della capitale e i blindati a presidio di Tahrir avevano issato bandierine nazionali e la foto del comandante delle Forze armate Abdel Fattah el Sissi. Ma nel pomeriggio la tensione è salita soprattutto in due quartieri del Cairo, Dokki e Ramses, dove le forze dell’ordine sono intervenute per impedire ai manifestanti di avvicinarsi a piazza Tahrir. Un avvertimento chiaro era venuto ieri dal portavoce della presidenza Ahmed Meslemani, che aveva affermato che le autorità avrebbero considerato non attivisti ma agenti coloro che fossero scesi in piazza contro l’esercito, in occasione del quarantesimo anniversario della guerra del 1973, che in Egitto si celebra come una vittoria. «Rovinare la gioia degli egiziani in questa occasione è un crimine», aveva ammonito. Il partito della Fratellanza, Giustizia e Libertà, ha addossato ai dirigenti «golpisti» la responsabilità «diretta per i crimini, le violenze e gli omicidi commessi contro manifestanti pacifici», sollecitando «tutte le organizzazioni per i diritti dell’uomo a condannare questi atti». Certo di pacifico c’era ben poco quando, sempre ieri, la polizia ha fermato decine di persone con addosso bombe costruite artigianalmente e armi di vario genere. Per non parlare di bastoni, mazze e pietre. «Altro che marcia pacifica», tuonano le famiglie scese in piazza «per festeggiare con i militari una vittoria importante per il Paese come quella del ’73». «Siamo davvero stanchi - si sfogano alcuni giovani - tutti possono avere le loro idee ma non per questo si deve bruciare un Paese. Basta con le manifestazioni violente». A tre mesi dalla deposizione di Morsi e malgrado gli appelli rinnovati solo qualche giorno fa dall’inviato Ue a proseguire sulla strada della transizione democratica la frattura in Egitto resta molto profonda. ALLERTA ALL'AEROPORTO Alla luce degli ultimi attentati è stato proclamato lo stato d'allerta all'aeroporto del Cairo, ha riferito l'agenzia statale Mena, indicando che sono stati rafforzati i check point di accesso allo scalo internazionale. Dopo un periodo di relativa tregua si inasprisce così il braccio di ferro fra Fratelli musulmani e forze armate, che continuano ad avere un grande sostegno nel Paese, dove si rafforza un movimento che caldeggia la candidatura alle presidenziali del capo dei militari e attuale ministro della Difesa Abdel Fattah el Sissi. In un'intervista al quotidiano Masri el Youm apparsa oggi, el Sissi ha affermato che «la rivoluzione del 30 di giugno ha salvato l'Egitto da una inevitabile guerra civile». El Sissi ha spiegato di non aver sperato in un fallimento di Mohamed Morsi, rilevando però che il primo presidente dei Fratelli musulmani ha messo gli interessi del suo gruppo davanti a quelli del Paese. «Le Forze armate sono leali alla nazione», ha puntualizzato quindi el Sissi. di Elena Panarella

 

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