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euro

Alle elementari avevo un maestro perverso. Questo bruto dalla chioma fiammeggiante si divertiva a colpire i suoi allievi con due canne di vimini scuro, che aveva battezzato Katie e Maggie, però quando Mr C. non stava frustandoci il palmo delle mani, ci teneva delle dotte lezioni per spiegarci

tutti i motivi che non ci dovevano mai indurre ad usare la violenza. Ecco José Manuel Barroso, mi ricorda proprio Mr C. – anche se i due uomini non hanno nessuna somiglianza fisica tra di loro. Il capo della Commissione Europea sta tenendo le fila di un esperimento sadico che ha inflitto sofferenze a milioni di persone che non avevano avuto niente a che vedere con la crisi finanziaria, oggi però vuol farci credere di aver trovato una sua coscienza sociale. Questo mese Barroso e soci stanno presentandoci un cinico esperimento di austerità – addolcita. Un nuovo documento politico emesso dalla Commissione ricorda che ci dovrebbe essere un maggior controllo sulle politiche occupazionali nei paesi della zona euro.

Questo documento viene presentato come un tentativo coraggioso di dare una dimensione sociale alla moneta unica. Con questo non dovete aspettarvi Barroso e Van Rompuyche si sia voluto abbandonare il tradizionale sadismo, infatti tutti i governi della zona euro hanno ricevuto l’ordine di consegnare entro il 15 ottobre i loro bilanci nazionali per il controllo di Bruxelles per verificare che tutte le regole messe sulla spesa – quelle che stanno portando alla distruzione di molti stati sociali – siano state applicate rigorosamente. Il voler dare una “dimensione sociale” all’euro prova a mascherare quanto questo progetto sia profondamente antisociale. Credo di dovermi scusare ma devo richiamare ancora una volta l’attenzione sull’impronta data a questo modello monetario nel 1988, quando fu disegnato da un manipolo di finanzieri e commercianti senza nessun mandato democratico. L’Associazione per l’Unione Monetaria Europea, questo il nome che si era dato quel manipolo di valorosi, includeva rappresentanti di Goldman Sachs, Deutsche Bank, Total e British American Tobacco e il loro scopo era riuscire a realizzare le fantasie di un gatto bello grasso che gioca con un topo – e non, come ci dissero gli spin-doctor, di avvicinare tutti i popoli europei.

Un quarto di secolo più tardi, un altro manipolo della stessa combriccola sta dettando le politiche economiche dell’Unione Europea. Lo scorso giugno, i governi dell’Unione si sono impegnati a trovare un posto di lavoro – come apprendista – a ogni giovane, entro quattro mesi dalla fine della scuola o da quando ha perso il suo ultimo lavoro. Gli elementi chiave di questa “proposta per i giovani” sono stati copiati e incollati dalla presentazione preparata dalla Tavola Rotonda degli Industriali Europei (Ert, European Roundtable of Industrialists), dove siedono insieme i presidenti e gli amministratori delegati di Shell, Bp, Volvo, Nestlé e Heineken. Lungi da qualsiasi altruismo verso i nostri giovani, gli industriali europei vogliono spingerli verso un futuro di lavoro pieno di stress, di incertezze ma essenzialmente “yellow-pack” cioè sottopagati. Sta per arrivare una tiritera di richieste da parte di questi signori, che insistono sulla necessità di prendere “misure per proteggere l’occupazione che prevedano un progetto Jacques Delorsnuovo e più moderno”, nella maggior parte dei paesi dell’Ue.

Nell’idea di questa gente il termine “modernizzazione” significa fare marcia indietro da un’epoca in cui il lavoro si era dato una forma organizzativa e aveva fatto qualche progresso significativo. Se l’unione degli industriali riuscirà a percorrere la strada che ha indicato, le grandi aziende potranno ridurre di molto il periodo di preavviso prima di licenziare e saranno anche ridotti drasticamente i sussidi per i lavoratori in esubero e le loro liquidazioni. Anche il pagamento di straordinari e ferie non godute potrà essere abolito nel sacro nome della “flessibilità”. Qui a Bruxelles qualcuno guarda a Jacques Delors come una sorta di visionario; ebbene, se il suo obiettivo era quello di espandere le disuguaglianze in tutta Europa e ridurre in miseria milioni di persone, possiamo dire che fu un vero visionario. Perché proprio questo è l’obiettivo che ha raggiunto, sostenendo il progetto della moneta unica con tanto vigore durante il periodo in cui fu presidente della Commissione Europea. Oggi, Delors è a capo di “Notre Europe” un think-tank in parte finanziato dal gigante energetico Gdf Suez. I suoi fedeli, però, continuano a dare l’impressione che valga ancora la pena di salvare l’euro, anche se dopo avergli rifatto un po’ il trucco.

Un recente documento di “Notre Europe” ribadisce la regola che dovrà restare alla base dell’euro: chi disobbedisce sarà punito. Qualsiasi riassetto della “dimensione sociale” che verrà reintrodotto, invece, potrà godere di incentivi, anziché subire sanzioni. E questo la dice veramente tutta: i governi dovranno continuare a essere vittime di bullismo e costretti a tagliare le spese per la salute e per l’istruzione. Poi qualsiasi misura che vorranno prendere per proteggersi dalle bastonate sarà valutata come un “accessorio a richiesta”. Sarebbe stato incoraggiante vedere i sindacati battersi contro questa agenda antisociale, ma mentre tanti militanti restano Lloyd Blankfein, ceo di Goldman Sachsin prima linea per resistere, molti, troppi dei capi del movimento operaio sono “troppo” impegnati a slinguazzare i loro padroni.

La Confederazione dei Sindacati Europei recentemente ha collaborato con “Business Europe”, una coalizione di imprenditori per redigere una proposta congiunta per la lotta contro la disoccupazione giovanile . Hanno messo tutta l’enfasi possibile sulle parole “riforme” e “competitività” – entrambe usate come strumento per indebolire i diritti dei lavoratori – ma hanno solo riscritto una versione diluita delle tiritere già pubblicate dalla Ert, che dicevamo sopra. L’euro è stata una maledizione per chi lavora, bisognerà abbandonarlo per cominciare ad immaginare un’Europa più giusta (?).

(David Cronin, “La maledizione dell’euro è l’austerità addolcita”, intervento pubblicato da “Counterpunch” e ripreso da “Come Don Chisciotte” del 3 ottobre 2013. Cronin è l’autore del nuovo libro “Corporate Europe: How Big Business Sets Policies on Food, Climate and War”, pubblicato da Pluto Press).

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