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nino galloniNino Galloni. Economista. Ha insegnato all'Università Cattolica di Milano, all'Università di Modena ed alla Luiss. Dal 2010 è membro effettivo del collegio dei sindaci all'INPS. Autore di Chi ha tradito l'economia italiana? e Prendi i tuoi soldi e... scappa? La fine della globalizzazione.

 

- Nell'ultima edizione del suo libro "Chi ha tradito l'economia italiana?", c’è una promessa rivolta ai lettori: un nuovo aggiornamento del testo in seguito alle recenti elezioni tedesche del 22 settembre. Lo ritiene davvero necessario visto l'esito?

Le elezioni tedesche mi hanno oggettivamente deluso, mi aspettavo una migliore performance delle formazioni anti-euro. Ma a forza di contratti di solidarietà e small jobs gli elettori convergono sul voto moderato. La Germania sta sperimentando bassi salari, piena occupazione ed aggressività internazionale, un mix che già in passato ha prodotto esiti disastrosi. Nonostante questo, i Tedeschi hanno votato in massa la Merkel, che ha comunque commesso un errore nel far fallire il suo alleato di governo – i liberali del Fdp – ed ora dovrà decidere se andare con i Verdi, e puntare su una decrescita deleteria per la Germania e per gli altri Paesi dell'Europa, o con i Socialisti, che si sono dimostrati troppo deboli sul lavoro ed hanno meritato la sconfitta. 
- Visto anche il trionfo della Merkel e la sua nota reticenza nell'applicare quelle misure per rilanciare l'economia del continente, l'uscita dalla moneta unica è oggi la migliore opzione per l'Italia e gli altri Paesi dell'Europa meridionale?
L'uscita dall'euro non è un obiettivo, semmai una necessità. Il punto di riferimento deve essere il ripristino della sovranità monetaria o meglio la possibilità di riprendere l'equilibrio tra emissione di moneta e di titoli a basso costo per finanziare gli investimenti pubblici. Che si faccia a livello europeo e l'euro divenga finalmente una moneta è uno scenario possibile. Se poi questo non dovesse accadere, allora certamente, ma solo per questa ragione, bisogna tornare alle monete nazionali. 

Gli economisti che hanno proposto l'euro a due velocità non tengono conto che l'attuale modello tedesco, vale a dire bassi salari, piena occupazione ed aggressività internazionale, si è allontanato da quello renano, sano, e richiederebbe una svalutazione dell'euro proprio per la Germania: i bassi salari non aiutano un Paese industrializzato, che non deve puntare agli avanzi come quelli in via di sviluppo, dato che nel momento in cui ha finito di abbinare alti salari, tecnologia ed esportazioni, per mantenere il livello di quest'ultime deve abbassare i salari con effetti negativi sulla domanda interna più che proporzionali agli aumenti delle esportazioni stesse. Il risultato: una rincorsa al ribasso dei salari ed un circolo vizioso dal lato della domanda interna. 
La Germania è vero che esporta, ma sta deprimendo il mercato interno ed è piena di magazzini di merci invendute. E' un Paese che sta per scoppiare ed è lei, per questo motivo, l'anello debole dell'euro. 
- Quanto tempo potrà durare questa situazione insostenibile creatasi tra i Paesi dell'euro-zona?
La Germania ha interesse a svalutare e non può certo accettare una svalutazione dei Paesi mediterranei: Berlino si aggrappa al meno peggio per loro – l'attuale euro - ma la situazione sta diventando insostenibile. L'aumento dell'aggressività e degli avanzi vengono pagati con la diminuzione dei salari interni e dalla disoccupazione dell'Europa meridionale. La Germania è un'anomalia che potrà effettivamente travolgere l'euro, a meno che non si riesca a trasformarlo in una vera e propria moneta. Ed il fatto che la rabbia tedesca non si esprima nelle elezioni non è una buona notizia.

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Il PolesineOnLine non usufruisce delle sovvenzioni economiche previste per l'Editoria - Leggi le "Note informative"

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