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jp-morgan-chase(Roberto Marchesi) - Avevamo scritto a inizio ottobre che JP Morgan, la piu grande banca degli Stati Uniti d'America, avrebbe dovuto pagare alla giustizia americana l'incredibile somma di 11 miliardi di dollari tra penalità e risarcimenti vari a causa delle sue spericolate operazioni finanziarie (vedasi su Rinascita del 3 ottobre: "JP Morgan risarcira' $11/mld. per le speculazioni).


Ci siamo sbagliati, il conto non era ancora definitivo, ora è molto di più e raggiunge la sbalorditiva cifra record di 31 miliardi e 266 milioni. Ma quello che e' ancora piu' sbalorditivo in questa vicenda è la varietà dei soggetti che sono caduti nella rete di JP Morgan Bank. Nella lunga lista troviamo le penalità comminate dal Dipartimento di Giustizia americano, correlate alle note operazioni sui mutui sub-prime.

Operazioni al ribasso che hanno causato un crollo devastante del mercato immobiliare americano,
e centinaia di migliaia di famiglie che si sono trovate buttate fuori casa con procedure di sfratto molto approssimative circa gli adempimenti dovuti per legge o addirittura fatte in "fotocopia" (hanno chiamato "robo-signing" quegli sfratti eseguiti con estrema disinvoltura dalle banche). La necessità, in quel periodo, di recuperare denaro, e la quantità di quelli che non riuscivano a pagare il dovuto, ha spinto le banche a "sorvolare" su molti passaggi normativi imposti dalla legge. Invece di procedere con la puntuale verifica dei mancati pagamenti, e attivare la messa in mora attraverso le dovute comunicazioni e sollecitazioni, le banche hanno proceduto in automatico senza fare le dovute verifiche. Compiendo quindi degli abusi molto gravi sia nei confronti di chi chiedeva solo qualche dilazione, sia in qualche caso persino verso chi non aveva ancora raggiunto la condizione di sfrattabilità o non aveva ricevuto le prescritte ingiunzioni.
E poi ci sono naturalmente le inadempienze attuate nelle operazioni finanziarie pure, tra le quali fa capolino anche anche una sentenza del tribunale di Milano per inadempienze su operazioni "Swap" alla Borsa di Milano. 
L'operazione piu' nota al pubblico è però senz'altro la cosiddetta "London Whale", dal nomignolo che avevano affibbiato al funzionario di JP Morgan che da Londra lanciava operazioni grandi come "balene", sperando cosi' di comandare il gioco e vincere sempre. Invece i concorrenti gli hanno teso una trappola e lui ci è cascato, perdendo in un botto circa tre miliardi di dollari. Lui è stato licenziato, ma poi si è vendicato collaborando con Schneiderman, il Procuratore Generale del Tribunale di New York. 
Il Wall Street Journal, appena saputa la notizia è subito corso in soccorso del "povero" Jamie Dimon, l'amministratore delegato di JP Morgan, sostenendo che, a parte l'operazione "London Whale", le altre sono quasi tutte operazioni che sono state fatte da Washington Mutual e da Bearn Stern, le due grosse banche specializzate in mutui che nel periodo acuto della crisi stavano per fallire e sono state acquistate appunto in un boccone da JP Morgan Chase (con l'aiuto finanziario del Tesoro americano).
La giustificazione del WSJ puo' "incantare" forse i non addetti ai lavori, ma non chi ha un minimo di esperienza in operazioni finanziarie e bancarie. Infatti è vero che quelle operazioni non le ha fatte la JP Morgan, ma è anche vero che chi acquista una proprietà ne assume tutti i diritti e gli oneri. Quindi, salvo gli oneri personali, anche tutti gli oneri derivanti dalle inadempienze normative. E comunque, è evidente che quelle due banche, acquistate a prezzo di assoluto realizzo, interessavano proprio per le quote di mercato che possedevano e per la competenza tecnica dei loro managers. Dimostrando quindi un interesse diretto ad accaparrarsi quelle quote per sostituirsi a loro nel fare quelle operazioni ed allargare la propria sfera operativa. 
Ma, come si è visto bene in seguito, l'avvicendamento non ha interessato solo il piano operativo, ma anche, e in modo massiccio, quello "speculativo". 
La stratosferica cifra dei rimborsi e delle penalità comunque non avrà effetti devastanti sull'operatività della banca, essa verrà coperta parzialmente dagli accantonamenti e riserve già fatti in passato e da una sgnificativa riduzione dei dividendi agli azionisti, niente più.
Questa "legnata" avrà però certamente un effetto propedeutico sul top management della banca, che ora starà bene attento a ... non finanziare coi propri contributi quei congressisti che continuano a volere a tutti i costi quei dannati controlli sulle attivita' delle banche. 

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