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petrolio01Rakesh Krishnan Simha RIR 1 dicembre 2013
Gli Stati Uniti detronizzeranno l’Arabia Saudita e la Russia da pesi massimi del mercato energetico mondiale? L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) nel suo World Energy Outlook 2013 pubblicato a novembre,

dice che gli Stati Uniti sorpasseranno la Russia quale primo Paese produttore di petrolio nel mondo, entro il 2015. Il rapporto ha fatto esplodere un pozzo di commenti nei media statunitensi, promettendo la nuova indipendenza energetica agli Stati Uniti. Inoltre, presentano un profluvio di previsioni sull’economia russa, fortemente dipendente dal petrolio e dal gas, secondo cui probabilmente crollerà. E’ vero che vi è stato un balzo enorme nella produzione di petrolio e gas negli Stati Uniti. La nuova parola con la F negli USA è fracking o fratturazione idraulica, basata sul pompaggio di un cocktail di acqua e sostanze chimiche nelle formazioni rocciose di scisto, spezzandolo e rilasciando petrolio e gas intrappolati nella roccia. Inoltre, gli Stati Uniti si gettano nella perforazione orizzontale, che permette a un pozzo verticale di attingere ampiamente petrolio e gas da un intero strato.
Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama spera che il fracking trasformi gli USA nell’”Arabia Saudita del gas”. Altri sono più diretti. I repubblicani, presentando un disegno di legge che permetta l’esportazione di gas dagli Stati Uniti, credono che la nuova normativa “promuova la sicurezza energetica dei principali alleati degli Stati Uniti, aiutando a ridurne la dipendenza da petrolio e gas di Paesi come Russia e Iran“. Ma quando qualcosa è troppo bello per essere vero, probabilmentenon lo è. Vi sono due problemi. Uno, i prodotti chimici utilizzati nel fracking sono estremamente pericolosi e possono filtrare nelle riserve idriche nel terreno. I residenti nelle zone in cui fracking dilaga scoprono che le fonti d’acqua sono ormai imbevibili. Resta da vedere per quanto il pubblico statunitense tollererà la distruzione del proprio habitat. In secondo luogo, la perforazione orizzontale e la fratturazione idraulica hanno breve durata. Secondo Route Magazine, vi saranno picchi di produzione per uno o due anni, ma poi il flusso iniziale si esaurirà. “La durata complessiva dei pozzi di scisto in Texas è di circa otto anni“, dice. “Le aziende di perforazione devono investire continuamente in nuovi pozzi o riaprire quelli vecchi. In confronto i convenzionali pozzi perforati verticalmente dimostrano una durata di 20-30 anni“.Nonostante il scisto, i prezzi aumentano
Il singolo fattore più importante che nega il boom di scisto e mantiene elevati i prezzi è l’insaziabile domanda di energia dai Paesi emergenti. Con il commercio globale di energia già ri-orientato dall’Atlantico alla regione Asia-Pacifico, la Cina è destinata a diventare il più grande Paese importatore di petrolio al mondo. E dal 2020, l’India dovrebbe diventare la principale fonte della crescita della domanda mondiale di petrolio, dice l’IEA. Ed è anche sulla buona strada per diventare il più grande importatore di carbone dal 2020. Uno sviluppo interessante è il Medio Oriente che si afferma quale importante centro di consumo, emergendo come secondo più grande consumatore di gas entro il 2020 e terzo più grande consumatore di petrolio entro il 2030. L’AIE dice che il centro di gravità della domanda globale di energia si passa decisamente verso le economie emergenti. Entro il 2035 rappresenteranno oltre il 90 per cento della crescita netta della domanda di energia. Quindi, anche se gli Stati Uniti potranno inondare il mercato con nuovo petrolio, Cina e India l’assorbiranno.Il fattore saudita
Anche se non più dominante come negli anni passati, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) guidata dall’Arabia Saudita è ancora un elemento chiave nel business del petrolio. L’Arabia Saudita per decenni ha subito i termini dettati dagli Stati Uniti, in cambio dell’ombrello della sicurezza. E’ un fatto che la famiglia reale al-Saud non durerebbe una settimana senza la protezione statunitense. Negli anni ’80, gli Stati Uniti fecero pressione sull’Arabia Saudita per spalancare le fonti petrolifere del regno e inondare i mercati mondiali con greggio a buon mercato, deprimendo i prezzi. Ciò allo scopo di danneggiare l’economia sovietica, a cui i sauditi felicemente adempirono. Con la fine dei “senza Dio” dell’Unione Sovietica e di fronte all’enorme buco nel bilancio, i sauditi non furono più così desiderosi di ridurre il prezzo del petrolio.La rivoluzione russa
La grande novità sul fronte russo è lo scatto avutosi, soprattutto con la Gazprom, nella produzione petrolifera della Russia, con un nuovo record post-sovietico di 10,59 milioni di barili al giorno nell’ottobre 2013. Il balzo russo è arrivato contro ogni proiezione disperante emessa dagli analisti occidentali. Anche se non si sviluppano nuovi giacimenti da tempo, la Russia prevede di sbloccarne di ulteriori cercando investimenti cinesi per perforare altri pozzi. Con il padre di tutte le offerte del giugno 2013, Rosneft, il più grande produttore di petrolio del mondo, accettava di fornire alla China National Petroleum Corp. 300000 barili di greggio al giorno per un periodo di 25 anni, un accordo pari a 270 miliardi di dollari. Molte altre offerte stipulate dai relativamente piccoli rivali russi della Gazprom con le raffinerie cinesi vedranno petrolio e gas, originariamente destinati al”Europa, finire ad est, verso la Cina.Lo Shale non è un punto di svolta
L’AIE potrebbe screditare la crescita della produzione statunitense sul boom dello scisto, ma osserva che la produzione stagna ed infine diminuirà quando i principali giacimenti petroliferi in Texas e North Dakota avranno superato il primo momento. Inoltre, l’aumento della produzione statunitense non significherà prezzi bassi, perché tutto ciò che produce viene consumato internamente. Si tratta semplicemente di sostituire petrolio canadese e venezuelano importato con quello prodotto internamente. E poiché il petrolio è un bene internazionale, non vi sarà alcun impatto significativo sui prezzi. Quindi, a meno che gli Stati Uniti diventino un grande esportatore di energia, scenario improbabile, il petrolio di scisto non sarà il punto di svolta. Route Magazine riporta che a causa del forte movimento popolare anti-fracking in Europa, molti Paesi hanno accantonato gli irrealistici progetti sul scisto, nonostante il fatto che i prezzi energetici europei siano il doppio di quelli degli Stati Uniti. La Germania ha fissato forti barriere contro il fracking e il presidente francese Hollande ha bloccato le iniziative relative. “L’unico apologeta del fracking nell’Unione europea è la Gran Bretagna, fortemente influenzata dalle aziende statunitensi che cercano di vendere attrezzature di perforazione“, dice la rivista. La Polonia, un altro fedele alleato, ha consentito il fracking sul suo territorio, ma anche lì la gente protesta.Lo shale non è del tutto un male
Il fracking può essere rischioso per l’ambiente e causare terremoti, ma se gli Stati Uniti perseveranno nel programma di esplorazione del scisto, qualcosa di buono potrebbe venirne. Se il più grande importatore mondiale diventasse autosufficiente, finirà l’era in cui l’Arabia Saudita poteva influenzare i prezzi sul mercato mondiale del petrolio. Insieme a ciò, finirà la capacità del regno di esportare il suo altro grande bene, il fondamentalismo wahabita.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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