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altri corpi lampedusa

Trovati altri 17 corpi, le vittime salgono a 249.
Sarebbe il tunisino Kaled Bensalam, di 35 anni, di Sfax, lo scafista del naufragio di Lampedusa in cui sono morti centinaia di migranti. Decine di testimoni lo hanno indicato come il “comandante”, riconoscendolo in alcune foto che sono state loro mostrate dagli uomini della Squadra mobile

di Agrigento. Il barcone avrebbe avuto anche due persone di equipaggio, fra cui un giovane che però non è tra i superstiti. La Procura di Agrigento ne ha disposto il fermo: l'uomo è indagato per procurato naufragio e omicidio volontario plurimo, ma anche per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Secondo gli inquirenti, potrebbe essere stato sempre lui lo scafista del barcone che lo scorso 11 aprile portò nell'isola delle Pelagie altri 250 migranti. È dunque doppia l'ipotesi di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina contestata nei suoi confronti. Il tunisino, che si era rifugiato in un centro accoglienza, veniva chiamato dagli altri “White man”, in quanto era l'unico non di colore sul barcone. Era l'unico a dormire nella cuccetta, mentre tutti gli altri erano costretti a vivere ammassati gli uni sugli altri, compresi i bambini più piccoli. Non solo, perché a quanto affermano i sopravvissuti, Bensalam sarebbe anche stato il responsabile dell'incendio divampato a bordo. L'uomo avrebbe appiccato il fuoco per fare notare la presenza della nave alle autorità italiane. Un testimone racconta di «avere visto il capitano versare benzina o gasolio su una coperta», ma «non può dire che sia stato lui ad accendere». È certo che «si è incendiata una parte dell'imbarcazione e tutti si sono riversati verso prua e la barca si è ribaltata». «Non l'ho visto dare fuoco - racconta un altro - ma ho sentito dire da molte persone che era stato lui involontariamente a dare fuoco al ponte dell'imbarcazione». Un terzo sopravvissuto ricostruisce così la dinamica dell'accaduto: «Mi hanno chiesto un coltello e nel frattempo c'è stata una vampata che ha causato l'incendio a bordo. E in quel momento che ho visto il capitano, l'arabo più grande, correre insieme a altre persone verso la mia direzione, a poppa». Intanto oggi il commissario Ue per gli affari interni Cecilia Malmstrom presenterà ai ministri europei a Lussemburgo la proposta di lanciare nel Mediterraneo una grande operazione Frontex per il salvataggio di chi si trova in difficoltà. Lo ha reso noto la stessa Malmstrom. Ai ministri il commissario chiederà di stanziare le risorse necessarie per rendere operativa questa operazione, da estendersi da Cipro fino alla Spagna. «Chiederà un chiaro impegno politico», ha precisato il portavoce della commissaria, Michele Cercone a Radio Anch'io. TROVATI ALTRI 17 CADAVERI Il bilancio già terrificante del naufragio non smette di aggravarsi. Altri diciassette corpi sono stati recuperati dai sommozzatori della Guardia di Finanza all'interno del peschereccio affondato. Si tratta di otto uomini, otto donne e un bambino. Il cadavere di un'altra vittima è stato recuperato invece a 300 metri dall'isola dei Conigli. Con ogni probabilità il corpo era sotto il barcone ed è risalito a galla. Si tratta della prima vittima del naufragio il cui corpo non è stato recuperato all'interno o nelle immediate vicinanze del relitto. Il bilancio provvisorio e ufficiale della strage sale ora a 249 vittime. Più si va avanti, più il recupero diventa difficile e richiede tempi più lunghi: tutti i corpi dei migranti che si trovavano nelle zone aperte del barcone sono stati recuperati mentre sono ancora da estrarre i migranti che erano nella stiva e che sono praticamente ammassati uno sull'altro. LE INDAGINI Intanto emergono nuovi particolari sulla dinamica della tragedia di giovedì. Secondo le deposizioni di sei testimoni alla Procura di Arigento, il barcone con i migranti sarebbe rimasto fermo per due ore al largo di Lampedusa, e sarebbero stati avvistati, prima che divampasse l'incendio, da due piccole imbarcazioni civili che non sono intervenute. Uno dei sopravvissuti ha spiegato di «non sapere per quale ragione siamo stati fermi lì due ore». Forse, ipotizza, «chi conduceva l'imbarcazione voleva che qualcuno dall'Italia venisse a prenderci. Peraltro si sono avvicinate due imbarcazioni alle quali abbiamo rivolto dei cenni di saluto. Erano probabilmente due pescherecci». Un altro testimone ha dato una versione leggermente diversa: «credevamo che da terra ci avessero avvistati e stessero venendo a prenderci, si sono avvicinate due imbarcazioni, ma non abbiamo chiesto aiuto perché pensavamo che stavano per arrivare i soccorsi». Un terzo sopravvissuto ha confermato la «presenza di due imbarcazioni civili, presumo di pescatori», e che una di queste «ha circumnavigato la nave». CENTRO DI RACCOLTA MIGRANTI A TRIPOLI I sopravvissuti hanno raccontato che ci sarebbe un centro di raccolta a Tripoli, dove i migranti, che hanno pagato tra 1.000 e i 2.000 dollari a persona, sarebbero stati ospitati, chi per giorni chi per settimane, in un grande capannone e poi condotti in un porto su cassoni di camion telati chiusi. Infine le persone sarebbero state fatte salire su piccole barche che li hanno condotti al largo dove li attendeva la nave che il 3 ottobre scorso ha fatto naufragio davanti al porto di Lampedusa. I migranti erano stipati su tre livelli, tanto da non potersi muovere durante la navigazione. E per questo avrebbero nominato quattro loro “rappresentanti”, due per la poppa e altrettanti per la prua. Servivano, spiegano alcuni dei testimoni, a fare da coordinatori. Uno di loro sarebbe morto, tre invece sarebbero sopravvissuti. Sull'imbarcazione erano oltre 500, confermano i sei testimoni sentiti dal procuratore capo Renato Di Natale, dall'aggiunto Ignazio Fonzo e dal sostituto Andrea Maggioni. I magistrati stimano che in questo caso il viaggio abbia fruttato all'organizzazione dai 500 mila a un milione di dollari. PROTESTE NEI CENTRI ACCOGLIENZA I migranti, esasperati da condizioni di vita impossibili rese ancora più precarie dalla pioggia che da un paio di giorni sta cadendo su Lampedusa, hanno preso i materassi e li hanno buttati all'esterno e hanno tentato di bloccare la partenza di alcuni pullman. «Siamo stanchi di vivere così, come animali» hanno detto. La situazione è tenuta sotto controllo dalle forze dell'ordine presenti all'interno del Centro ma la tensione resta alta. DOMANI LETTA E ALFANO CON BARROSO E MALMSTROM A LAMPEDUSA Intanto è confermata per domani la presenza a Lampedusa del presidente del Consiglio, Enrico Letta. Il premier, riferisce una nota di Palazzo Chigi, sarà sull'isola con il vicepresidente del Consiglio e ministro dell'Interno, Angelino Alfano, e insieme accompagneranno il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, e il commissario europeo agli Affari interni, Cecilia Malmstrom.

 

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