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GRIDELLI( fonte INFORMAZIONE LIBERA).Parla il miglior oncologo del mondo: dobbiamo capire cosa accade nelle zone vicino alle discariche Si può nascere in provincia di Napoli ed essere il miglior oncologo del mondo? Cesare Gridelli dimostra che è possibile.

È di Portici, lavora all’ospedale Moscati di Avellino ed è stato nominato in questi giorni in base all’indagine di Expertscape, associazione californiana di Palo Alto, come il numero uno per quanto riguarda il trattamento del tumore al polmone. gridellifoto1Il prof Gridelli, che si intende di tumori e anche di Terra dei fuochi, spiega a Parallelo41 che cosa bisogna fare per salvare quel territorio massacrato dai rifiuti industriali e dall’inquinamento.Prof Gridelli, che cosa bisogna fare subito per la Terra dei fuochi? “Io distinguerei innanzitutto tra Terra dei fuochi e terra dei veleni. Parliamo prima di quest’ultima, della terra dei veleni. Occorre fare subito la mappatura dei terreni, mi sembra che stiano finalmente procedendo in questo senso, ma bisogna fare presto perché i cittadini hanno bisogno di sapere quali sono i terreni contaminati. Fatta la mappatura, occorre fare una sorta di submappatura, perché non basta dire: quel terreno è inquinato. La domanda è: quel terreno può essere adibito alla coltivazione di prodotti alimentari? Dobbiamo, insomma, distinguere il food dal no fodd. Là dove non è possibile coltivare pomodori, finocchi e zucchine quell’appezzamento di terreno va convertito ad altra produzione che sia, appunto, non alimentare. Ma ripeto: occorre fare presto. Perché le bonifiche sono importanti ma richiedono tempo. Primo obiettivo è il censimento dei terreni”.E invece per la Terra dei fuochi che cosa bisogna fare? “La Terra dei fuochi è quella dove c’è un’altra concentrazione di rifiuti come pellami, scarti industriali, stoffe. Anche lì il discorso è legato alla mappatura. Ma su questo fronte è importante anche il controllo: sento parlare di militari a guardia dei terreni ma io dico anche le telecamere, utilizziamo le telecamere. E poi, fatemelo dire, bisogna cambiare la testa di alcuni cittadini: la vigilanza stretta tocca anche a noi. Perché in passato è accaduto che siano stati bruciati rifiuti in terreni di gente che sapeva quello che stava accadendo. Su questo anche noi cittadini dobbiamo fare di più”.Si discute molto sull’insorgenza del cancro. Per alcuni suoi colleghi è fondamentale seguire gli stili di vita; per altri medici oltre agli stili di vita, in alcune zone come la Terra dei fuochi, c’è un problema legato all’inquinamento… “Gli stili di vita sono fondamentali ma qui non bisogna minimizzare. Qui occorre subito, ma subito, il registro tumori. Ne sento parlare tanto, ma a che punto siamo? Quando sarà pronto? Io parlo da medico: ho il dovere di sapere che cosa succede in quella determinata area dove ci sono case ma c’è anche una discarica; devo sapere se accanto all’inceneritore è tutto tranquillo o no da un punto di vista epidemiologico. E questo me lo dice il registro dei tumori”.Professore, accade un fenomeno strano. Nella zona di Giugliano ci sono appezzamenti di terreno che risultano irrigati con acqua al Cov (composti organici volatili). Una volta esaminati dall’istituto superiore di Sanità quei prodotti agricoli, come i pomodori per esempio, sono risultati puliti, integri. Che cosa vuol dire? “Attenzione, secondo me in questi casi quello a cui bisogna guardare è il cosiddetto effetto accumulo. Ci fa piacere che i prodotti agricoli non abbiamo assorbito quell’acqua con Cov ma vediamo questo dato nel tempo. Perché negli anni, in quei terreni irrigati con acqua contaminata, potrebbe determinarsi un’elevata quantità di sostanze tossiche. Quindi non basta dire che quei pomodori sono risultati integri, analizziamo il dato negli anni. Ecco perché è fondamentale la mappatura e il discorso tra food e no food”.Professore, chi abita nella zona della Terra dei fuochi che cosa deve fare? “Sono stato a casa di amici aversani e mi hanno spiegato che cosa fanno, si consultano fra loro, decidono insieme che cosa comprare. Acquistano prodotti di cui sia sicura la tracciabilità. Questa è la strada”.

 

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