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crisi governo

Alfano, Berlusconi, 'falchi' e 'colombe': si cerca la linea d'intesa Spread volatile. Squinzi, allarme Pil. Schulz: rischio bufera mercati

Nel pieno del marasma per la crisi di Governo non si placano le fibrillazioni del mondo politico, ma anche imprenditoriale Nel pieno del marasma per la crisi di Governo, e in attesa del nuovo voto di fiducia in parlamento al premier Letta, non si placano le fibrillazioni del mondo politico, ma anche imprenditoriale. In primo piano il summit a palazzo Grazioli tra Berlusconi e il quartier generale del partito. FALCHI, COLOMBE & DIFFICILI MEDIAZIONI - Un vertice a 'trance', quello con l'ex premier, con Angelino Alfano che arriva a Palazzo Grazioli proprio nel momento in cui Gianni Letta e il capogruppo Renato Brunetta lasciano, contemporaneamente, la riunione a via del Plebiscito. Dopo Brunetta altri tre falchi, Denis Verdini, Maurizio Gasparri e Niccolò Ghedini, hanno lasciato il vertice con Berlusconi a via del Plebiscito. Alfano, invece, è rimasto a colloquio con il leader di Fi-Pdl. I retroscena vorrebbero le ‘colombe’ del Pdl in attesa di un segnale da Alfano, visto che gli altri ministri sono pronti allo strappo. Maurizio Lupi, Gaetano Quagliariello, Beatrice Lorenzin e Nunzia De Girolamo hanno delegato Angelino Alfano a ‘trattare’ con Silvio Berlusconi. L’obiettivo è evitare la rottura con il premier Letta, assicurare perlomeno un appoggio esterno all’esecutivo. CICCHITTO: ERRORE FAR CADERE LETTA - La 'colomba' Fabrizio Cicchitto continua a frenare sulla crisi: "Condividoquello che Berlusconi ha detto sull’uso politico della giustizia - spiega a Repubblica - ma è un errore far cadere il governo sia per quello che riguarda Berlusconi, sia per il Pdl che per l’Italia". Per Cicchitto il governo "ha fatto alcune cose positive" e poi c'è "il quadro internazionale ed europeo e tutte le forze sociali e le categorie più legate al centrodestra che ci chiedono che ci sia un esecutivo reale e fondato su una maggioranza". BRUNETTA - “Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha detto che domani andrà alle Camere a chiedere la fiducia. Ma costituzionalmente parlando ha ragione oppure no? Su quale governo chiede la fiducia? Su quello ‘amputato’ dalle dimissioni di 5 ministri? O su un governo ‘rimpastato’ da nuove nomine?”. A porre la questione è Renato Brunetta, presidente dei deputati del Pdl che aggiunge: ”Ma ciò che è certo è che non può chiedere un voto di fiducia prima di aver sciolto il nodo delle dimissioni”. FINANCIAL TIMES: AL VOTO - Va controcorrente un editoriale del Financial Times, dal titolo “Ritardare le elezioni prolungherà le disgrazie dell’Italia”, che analizza la crisi politica italiana lamentando come,appena si parla di elezioni, l’establishment politico grida all’”instabilità" e al “pericolo”. La risposta dei mercati alla crisi politica italiana “è la piu’ ragionevole: nuove incertezze richiedono nuovi premi di rischio. Ma l’incertezza causata dalle dimissioni dei ministri di Berlusconi dal governo di Enrico Letta semplicemente fa seguito alla precedente certezza che il governo era paralizzato”. Secondo Emmott, “un governo paralizzato, anche se guidato da un uomo capace come Mr Letta, è peggiore che non avere alcun Governo” dal momento che “un governo formato da nemici non puo’ essere in grado di realizzare piu’ che qualche modesta riforma”. L’unica strada, secondo Ft, è nuove elezioni perchè rinviarle come fatto finora per allontanare la minaccia-Grillo non serve a niente". MONTEZEMOLO: GRAVI LE DIMISSIONI - “Le dimissioni degli esponenti del Pdl sono un gesto grave e irresponsabile che può avere gravi conseguenze sui cittadini e sul Paese”. critica Luca Cordero di Montezemolo a Radio anch’io. “Quello che sta avvenendo - comunque - è la fine di un partito personale, è un leader che passa la mano”, aggiunge il leader di Italia Futura, che nega di essere pronto a scendere in campo: "No, ma ho molta voglia di non tacere di fronte a ciò che sta avvenendo. Anzi vorrei denunciare il silenzio assordante della classe dirigente, non mi riferisco solo a quella imprenditoriale, di fronte ai recenti avvenimenti” che riguardano il governo ora in crisi per le dimissioni degli esponenti del Pdl. BONDI - “Spero che Napolitano non ripeta l’errore commesso dopo il ‘quieto colpo di stato’dell’Europa nei riguardi dell’Italia, secondo il giudizio di un intellettuale tedesco come Habermas”, ha detto il coordinatore del Pdl Sandro Bondi. “Costringere il Pd e il Pdl, come fece allora il Capo dello Stato, a formare un governo dei tecnici, presieduto da Monti - ha aggiunto Bondi in una nota - è stato un errore molto grave che ha peggiorato la crisi economica e alterato la normale fisiologia politica ed democratica”. “Mi pare - ha concluso - che oggi il Pd non voglia ripetere questo errore, mentre temo che Enrico Letta, aduso alle manovre in stile doroteo, voglia seguire la strada di sopravvivere a ogni costo”. GRILLO E M5S - Se qualcuno dell’M5S voterà con il Pd? “Ma chi se ne frega, saranno con il Pd”. E’ la risposta di Beppe Grillo intervistato da Unomattina. E da Facebook gli risponde Luigi Di Maio, deputato 5 stelle e vicepresidente della Camera: "Dopo 6 mesi non è stata approvata nessuna Legge d’iniziativa parlamentare. Non credo che si possa continuare a vivacchiare cosi’. Ieri nella nostra assemblea di gruppo abbiamo ribadito che nessuno di noi voterà il Letta-bis. L’unico favore da fare a questo Paese e’ far di nuovo decidere i cittadini alla luce degli ultimi catastrofici 6 mesi”. ZANONATO: DIMISSIONI PUGNALATA A LETTA - “Una vera pugnalata alla schiena”. Non usa mezzi termini il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, oggi ad Agorà, commentando le dimissioni annunciate nei giorni scorsi dai ministri Pdl. Una pugnalata “al presidente del Consiglio Letta, mentre si trovava negli Stati Uniti a presentare l’Italia come un Paese pieno di opportunità. I ministri del Pdl sono stati costretti a dimettersi per salvare Berlusconi dalle sue vicende giudiziarie. Questo è accaduto”. Zanonato conclude: “Per questa ragione il Consiglio dei Ministri, sapendo di non poter più contare su un Parlamento in grado di convertire in legge i decreti, si è fermato”. “Penso che si rendano tutti conto che siamo davanti a boutade di natura propagandistica”, continua Zanonato sulle promesse di Silvio Berlusconi di votare in una settimana la cancellazione della seconda rata dell’Imu e la legge di stabilità per poi tornare al voto. “In una settimana queste cose non si possono fare”, spiega il ministro. Che aggiunge: “Berlusconi cerca in tutti i modi di farci dimenticare che è stato condannato con sentenza passata in giudicato e che, per effetto di questa sentenza, scattano dei meccanismi che lo fanno decadere da senatore”. BENETTON - “Non ci voglio nemmeno pensare, non mi sembra possibile”. Cosi’ l’imprenditore GilbertoBenetton ha commentato l’eventualita’ che domani il Parlamento non dia fiducia al governo Letta. “Se dovesse succedere - ha incalzato - sarebbe la catastrofe”.

 

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