Mercoledì, 25 Novembre 2020
 
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sara quaglia"Siamo arrivati qui, ad avere paura ad ogni temporale. E ne abbiamo motivo. Allagamenti, trombe d'aria, grandinate, sono fenomeni naturali che diventano sempre più forti e che possono di punto in bianco travolgere chiunque di noi. 
Eppure, di fronte ad evidenti cambiamenti climatici il negazionismo e l'indifferenza hanno ancora uno spazio enorme. Sconsiderato se si pensa a quanto devastante è l’impatto sulla nostra vita.

 

Occorre smettere di pensare all'ambiente, alla natura come ad una risorsa da sfruttare, al servizio dell'uomo e delle sue esigenze, cominciare a considerarla e trattarla per quello che è, un sistema vivo, sensibile ad ogni intervento, di cui l'uomo è parte integrante e neppure la più importante, un sistema che comunque può sopravvivere anche senza l'essere umano e che è invece quest'ultimo che non può vivere senza il mantenimento dell'equilibrio climatico necessario.
Ricordiamo bene le prese in giro, le offese rivolte a Greta Thunberg da parte di questi negazionisti, anche nostrani. Impegnati a vivere dell'oggi e a raccogliere voti su consensi di pancia, disinteressati ai problemi evidenti di quanto accade attorno a noi e impreparati ad affrontarli, per incapacità di vedute e per mancanza di diretto interesse.

Di fronte a questi cambiamenti climatici non si può restare indifferenti: grande è il ruolo che devono affrontare gli amministratori e politici. Dal livello locale a quello regionale, nazionale e globale. 

Ma è proprio dal livello locale che deve partire la gestione dei territori e il loro recupero. Quello che possiamo e dobbiamo mettere in campo è infatti una cura attenta e capillare dei luoghi nei quali viviamo. La prevenzione, da mettere in atto attraverso la manutenzione, la progettazione e realizzazione di opere per dare sfogo agli fenomeni piovosi sempre più violenti, una seria valutazione dei territori più a rischio di cementificazione, il loro recupero, la cura delle campagne, delle aree boschive, delle montagne. 

Sono tante le attività da prevedere, sono tante e il Veneto è una delle regioni forse più delicate dal punto di vista ambientale. Un territorio altamente cementificato, con ferite laceranti, dove la parola sviluppo è più che in altri luoghi abbinata all'idea di sfruttamento di ciò che ci circonda, senza nessuno sguardo al domani. Senza prospettiva. Dove è facile per un presidente di Regione brindare al prosecco in un territorio patrimonio Unesco, ma dove lo stesso presidente di Regione è completamente assente da ogni progetto rivolto alla cura della terra che amministra. Perché il consenso è facile con le quotidiane marchette televisive, magari per farsi vedere quando, dopo un disastro, una strada viene ripulita dalle persone del posto. Ma nessuna telecamera sarebbe stata in quella strada se la prevenzione avesse evitato l’allagamento. 

Allora come ne usciamo? Cambiando chi amministra il Veneto, certo, ma cambiando anche noi stessi. Iniziando a pensare a questa terra come la nostra terra, ma non solo. Come e soprattutto la terra dei nostri figli e dei nostri nipoti. Quei bambini che dovranno viverci e crescerci. Abbiamo il dovere verso di loro, oltre che verso noi stessi, di fare ogni cosa affinché il futuro prossimo sia per loro un luogo sicuro dove vivere.

Voglio usare l’esempio della vicenda PFAS come ’emblematica di come la prevenzione sia la sola via per gestire i territori e di come si debba cambiare il rapporto con il nostro ambiente. 

30 anni di sversamenti, 30 anni di inquinamento che entra nelle case attraverso i rubinetti, nei piatti attraverso i cibi che provengono dalle campagne, avvelenando le nostre vite. Poco conta ora, dopo che il danno è stato fatto, che la Regione si vanti di dichiarare i limiti più bassi di tutti. Non siamo in gara con nessuno e non si vincono premi a dichiarare limiti. Certo, si fa ancora una volta una operazione di marketing buona per le tv e il consenso. Ma la prevenzione è altra cosa e la bonifica pure. La prevenzione significa mettersi contro interessi, quando non conviene elettoralmente, significa investire, dove non c’è voto da raccogliere.

Ecco, è questo che vogliamo fare, come Veneto che Vogliamo. E’ questo il nostro cambiamento per tutto un altro futuro, che sia nostro e di chi verrà dopo di noi.

Sara Quaglia – Candidata Veneto che Vogliamo  - Polesine"

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