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SACCOMANNILorenzin: "Rischio stop Sanità". Ma il governo: "Niente tagli" DAL CUNEO FISCALE ALL'IVA: ECCO TUTTE LE NUOVE MISURE Il cuore della manovra sarà la riduzione del cuneo fiscale, con maggiori detrazioni per i lavoratori dipendenti. Ma ci sarà anche la rimodulazione dell'Iva, forse con l’arrivo quarta aliquota e la definizione della nuova service tax. Franceschini: "Tagli inevitabili" Roma, 14 ottobre 2013 - Con la legge di stabilità “l’obiettivo è rilanciare la crescita, ridurre gli oneri fiscali sul lavoro e imprese e rilanciare gli investimenti quindi inversione della tendenza della spesa corrente e rilanciare la spesa per investimenti”: lo ha detto il ministro dell’economia Fabrizio Saccomanni entrando all’eurogruppo. Oltre alla riduzione della spesa corrente e al rilancio degli investimenti, la legge di stabilità che sara’ discussa domani dal governo prevedera’ “un allentamento del patto di stabilità per i Comuni”. In questo modo si potranno “dare più risorse agli investimenti”. “La legge di stabilità confermerà che il debito e il deficitscendono e i conti sono in ordine”. Lo ha detto il premier Enrico Letta, al termine del colloquio con il premier finlandese Jyrki Katainen. “La crescita non è alternativa a non fare debiti, e se non si fanno debiti si è piu’ credibili nel chiedere piu’ crescita all’Europa”. Oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricevuto al Quirinale il presidente del Consiglio dei Ministri, Enrico Letta, e il ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, che gli hanno illustrato le linee guida dei disegni di legge di stabilità e del bilancio dello Stato. Lo si apprende da una nota del Quirinale. LE MISURE - La legge di Stabilità che sarà varata domani dal governo inizia quindi a prendere forma. Come sempre gli ultimi giorni sono quelli in cui si decide con molte misure che vanno e vengono dal pacchetto che approderà concretamente sul tavolo di Palazzo Chigi. Nell’incertezza degli ultimi giorni, ecco in sintesi la mappa delle misure e lo stato di avanzamento che potrebbero arrivare: - CUNEO, BONUS A PRIMAVERA: Per tagliare il cuneo fiscale (la parte che grava sui lavoratori) si ipotizza un intervento che alla fine si concretizzerebbe in 200-300 in unica soluzione in più in busta paga (a primavera) nel 2014. L’intervento complessivo (lavoratori e imprese) sarebbe sui 10 miliardi in tre anni a scalare: 5 nel 2014, 3 nel 2015, 2 nel 2016. Ancora da fissare la ripartizione del beneficio tra lavoratori e imprese. Ma almeno il primo anno dovrebbero essere favoriti i lavoratori. Il bonus arriverebbe ai redditi dei dipendenti sotto i 55.000 euro. - IVA, UN’ALTRA ALIQUOTA? Si preannuncia la revisione delle aliquote Iva. Tema non semplice perche’ tira in ballo le competenze dell’Ue. Ed e’ un fiorire di ipotesi: le attuali 3 aliquote (ora sono 3: 4, 10 e 22%) potrebbero diventare quattro. Si stanno effettuando simulazioni con una quarta aliquota al (7-8%), nella quale far confluire alcuni beni ora al 4% ed altri del 10%. Ma potrebbe anche non essere un’aliquota aggiuntiva prevedendo la scomparsa dell’aliquota al 10%. Bensi’ oppure che alcuni beni salterebbero da un’aliquota all’altra. Il risultato dovrebbe comunque essere ‘zero’ aumenti. Almeno cosi’ dice il governo. - IMPRESE, ACE, IRAP, INAIL: Si punterebbe a tagliare il costo del lavoro ed a far ripartire gli investimenti e le assunzioni. Diversi interventi allo studio: potenziamento dell’Ace (aiuto alla crescita economica), alla rivalutazione dei beni, alla deducibilita’ del costo del lavoro ai fini Irap. Si ipotizza anche una revisione dei contributi Inail per premiare le aziende piu’ sicure a scapito di quelle meno accorte al tema. Torna sempre il progetto gia’ tentato di introdurre la possibilita’ di emettere mini-bond per finanziare le Pmi. - SERVICE TAX, A STUDIO ALIQUOTA MASSIMA: Il governo sta ancora lavorando all’individuazione dell’aliquota massima. E non e’ chiaro se la promessa: ‘’la service tax sara’ meno della meta’ di Imu e Tares insieme’’ potra’ essere mantenuta data la situazione dei Comuni e gli ulteriori tagli arrivati con la manovrina. Si ipotizza - secondo quanto anticipa Il Sole24ore - un’aliquota di partenza del 3 per mille ovvero una tassa di 30 centesimi a metro quadro. Sembra allo stato assai probabile che una quota ricada anche sugli inquilini. Il governo ha gia’ annunciato di mettere sul piatto gia’ 2 miliardi per abbassare il peso del prelievo. Fino, se possibile ad azzerarlo, sulla prima casa bilanciando sugli altri immobili. - PENSIONI: Voci ricorrenti parlano di un contributo da quelle piu’ alte (6 volte il minimo) che non verrebbero indicizzate, sulla stessa linea di quanto gia’ fatto da Elsa Fornero. Si ipotizza anche un anticipo dell’assegno per i lavoratori espulsi dal lavoro ma a certe condizioni (no ammortizzatori sociali e almeno 62 anni d’eta’ e 35 di contributi). - PATTO STABILITA’: Si punta ad un allentamento del Patto di Stabilita’ interno che dovrebbe liberare risorse per gli investimenti. Anche perche’, ad esempio i Comuni, mal sopportano la nuova ondata di tagli arrivati con la manovrina. Ma la Service Tax dovrebbe consentire di riequilibrare in parte la situazione. I sindaci aspettano. - SPENDING, TAGLI A MINISTERI, IL ‘CASO’ SANITA’: I bilanci dei ministeri hanno gia’ subito moltissimi tagli. Fino all’ultima sforbiciata della manovrina. Ma e’ noto che la prossima ondata di tagli della Spending Review guidata da Carlo Cottarelli incidera’ ancora. Intanto si parla di Sanita’, con ipotesi rilanciate dal quotidiano La Repubblica: il taglio prossimo sarebbe di 1,5 miliardi e 2 miliardi di ticket sarebbero in bilico. Il governo giura che non verranno intaccati i servizi. - PRIVATIZZAZIONI: Dopo il ‘giro’ con Cdp che portera’ in cassa 500 milioni per il deficit 2013, si guarda con interesse all’attivita’ della nuova Invimit. La societa’ di gestione risparmio, insieme al Demanio, dovrebbe infatti recuperare circa 1 miliardo di euro l’anno. Si attendono i decreti del Tesoro per conferire (a titolo gratuito o oneroso?) alla sgr gli immobili. ALLARME MINISTERO SALUTE - "L’ho già detto con grande chiarezza: il Sistema sanitario nazionale non può sopportare tagli della misura che abbiamo letto sui giornali, fino a 3 miliardi”. Lo ha detto il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, a margine di un convegno sulla violenza sulle donne alla Scuola superiore di polizia. “per ora restano rumors - ha proseguito il ministro - negli scantinati del ministero dell’Economia ma il Sistema sanitario nazionale ha già dato 22 miliardi negli ultimi anni: siamo in una fase di ristrutturazione importante e di recupero di risorse da parte delle stesse Regioni, se si vogliono mantenere certi standard non si puo’ procedere con altri tagli”. Al momento, riferiscono fonti del ministero, “non è arrivata nessuna chiamata dal ministro Saccomanni, nè per confermare nè per smentire le voci sui tagli. Speriamo che questo significhi che le indiscrezioni sono infondate”. In ogni caso dal ministero ci si augura che un confronto tra Saccomanni e il ministro Lorenzin abbia luogo prima del consiglio dei ministri che dovrà varare la legge di stabilita’, per chiarire la questione evitando che il “caso” scoppi in CdM. Peraltro, si fa notare, la “sforbiciata” potrebbe riguardare anche altri dicasteri, seppure con entita’ minori, quindi e’ bene che ci sia una discussione collegiale su come e dove reperire i fondi necessari. MA IL GOVERNO SMENTISCE - Non ci dovrebbero essere i paventati tagli alla sanità per 3,5 miliardidi euro nella manovra che sarà tra qualche ora all’esame del consiglio dei ministri. A quanto si apprende da fonti di maggioranza, il governo esclude che nella legge di stabilità vi sia il temuto colpo di forbice che avrebbe colpito i bilanci regionali. L’orientamento dell’esecutivo, spiegano, è di procedere piuttosto a risparmi di spesa in forza di riorganizzazioni funzionali. In sostanza misure in grado di aumentare l’efficienza del sistema. Il dato e’ stato preso in esame anche questa mattina nel corso della riunione che il segretario del Pd Guglielmo Epifani ha tenuto a Largo del Nazareno con il ministro Dario Franceschini, con il viceministro Stefano Fassina, il responsabile economia Matteo Colaninno ed il capogruppo al Senato Luigi Zanda. EPIFANI - Guglielmo Epifani, segretario nazionale del Pd, in una nota afferma: “La legge di stabilità sarà un passaggio decisivo per il futuro del Paese. In estate siamo usciti dalla procedura di infrazione, provocata dai governi di centrodestra. Chiuderemo l’anno riuscendo a restare entro il 3 per cento di deficit rispetto al Prodotto interno lordo, pur avendo cominciato a dare i primi, concreti segnali di inversione di tendenza. Basti ricordare gli interventi positivi per la scuola e per la cultura, dopo anni di tagli, i provvedimenti per gli ammortizzatori sociali e gli esodati, la cancellazione dell’Imu sulle prime case”. “Ora - prosegue Epifani - bisogna lavorare per aiutare la crescita, sostenendo le possibilità di investire dei comuni virtuosi, allentando il patto di stabilita’, e guardando con attenzione alle esigenze delle autonomie. Ma dobbiamo dare anche un altro segnale di inversione di tendenza e di fiducia rispetto alle attese dei cittadini, chiudendo finalmente la stagione dei tagli continui alla sanita’”. FRANCESCHINI - “Senza tagli di spesa, impossibili sgravi a famiglie e imprese; chiederemo più sacrifici allo Stato che ai Comuni”. Lo dice in una intervista alla Stampa Dario Franceschini, ministro per i Rapporti con il Parlamento. “Questa volta - spiega - dovrà essere più lo Stato a dare in termini di contenimento della spesa, del sistema dei Comuni e delle Regioni, nei confronti dei quali anzi va allentato il patto di stabilita’ interno per consentire di spendere quello che hanno in casa facendo lavorare le imprese”. “Arriviamo a questo snodo - ha aggiunto il Ministro - alla fine di un percorso durato cinque mesi,nei quali abbiamo restituito 12 miliardi per il 2013-2015 dopo anni in cui i governi erano stati costretti solo a chiedere. E a pochi giorni dall’ultimo decreto con cui siamo rientrati sotto il limite del 3%. Quando mi guardo attorno e vedo il dibattito sui giornali e le richieste di forze politiche, ho l’impressione che non ci sia la consapevolezza di quanta strada ancora vi sia da percorrere prima che la crescita faccia percepire in concreto i risultati”. Secondo Franceschini, si può “lavorare su misure di crescita e ridurre la tassazione sul lavoro e sulle imprese. Ma per reperire le risorse necessarie sino a un miliardo o cinque, serviranno tagli di pari misura alla spesa pubblica che, ovviamente, non saranno indolori. Cosa inevitabile, dato che abbiamo scelto di fare la prima manovra dopo anni senza alcun prelievo fiscale sui cittadini e le imprese”.

 

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