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ALITALIA truffaLa verità che tutti sapevano ma nessuno osava dire. Adesso il governo si assuma la responsabilità per evitare che si ripeta.
Le parole rilasciate alla stampa il 12 ottobre dal Presidente del Consiglio Enrico Letta sul fatto che l'operazione Fenice fosse stata ideata per salvare AirOne e i crediti di Banca Intesa sacrificando sull'altare Alitalia e le sue migliaia di dipendenti sono la clamorosa verità che tutti sapevano ma che nessuno ha mai osato dire su una delle pagine più orrende della storia sindacale e industriale di questo Paese.

Senza dimenticare il ruolo decisivo svolto dall'allora segretario del PD Walter Veltroni per il buon fine dell'operazione, questa dichiarazione postuma, arrivata con ben 5 anni di ritardo, non allevia di certo le pene dei circa 10.000 dipendenti dell'ex compagnia di bandiera che hanno perso il posto di lavoro nel 2009, metà delle quali non matureranno alcun requisito pensionistico entro il 2015.

Tanto meno sarà consolata una collettività alla quale sono stati scaricati debiti societari e oneri sociali di un'operazione condotta arrogantemente da un management che rifiutò persino sdegnosamente qualsiasi mediazione di solidarietà che evitasse almeno una parte dei licenziamenti.

Per questo USB chiede che alle parole di ieri il Presidente del Consiglio faccia seguire un'assunzione di responsabilità che eviti di commettere quegli errori strategici che hanno drammaticamente riportato la compagnia al punto di partenza in meno di 5 anni.

Ad oggi sembra che la raggiunta e faticosa ricapitalizzazione di Alitalia sia servita più a passare la nottata che a progettare un futuro, mancando ancora di un piano industriale che chiarisca missione e alleanze future.

USB sta chiedendo che si faccia esattamente l'opposto del piano fenice: si rilanci la capacità produttiva della Compagnia e la riacquisizione di rotte e traffico remunerativo, si arrivi finalmente a dotare il settore di regole comuni di cui si parla dal 2003 e che si pratichi la solidarietà dentro e tra le categorie per evitare altri esuberi. Dovremmo già chiederci piuttosto come recuperare quelli già sul campo che rappresentano una bomba sociale ad orologeria che comincerà a scoppiare in breve tempo.

Noi pensiamo che questo passi attraverso l'intervento strategico di un Governo e di uno Stato che si riappropri di un settore fondamentale per l'economia del Paese, l'unico strumento in grado di rimettere in rotta il trasporto aereo e di dare un futuro alle decine di migliaia di lavoratori.
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