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VIGNETTA LETTA(fonte INFORMAZIONE LIBERA)Cosa sarebbe successo se in questi due anni di larghe intese ci fosse stato un governo Berlusconi o un governo Bersani?

Siamo usciti dal G8, è esploso il debito pubblico, sono state amputate le pensioni, è cresciuta la pressione fiscale, hanno chiuso decine di migliaia di piccole aziende e i disoccupati sono ormai 6 milioni. Se quello che ha fatto Monti l’avesse fatto il Cavaliere, credete che il Pd sarebbe rimasto silente, insieme alla Cgil e i media “amici”, dalla “Repubblica” fino a Fazio e Ballarò? Viceversa, se i pessimi risultati del governo Letta-Brunetta fossero stati frutto di un governo Pd, i media di Berlusconi sarebbero stati così accondiscendenti o avrebbero “gonfiato” la crisi, intervistando licenziati e imprenditori disperati? Nulla di questo è accaduto, dice Massimo Ragnedda, perché – grazie ai governi di unità nazionale, tecnici e non – nessuno ha interesse a cavalcare la protesta, perché Pd e Pdl di fatto hanno le stesse responsabilità. Vero risultato: addormentare il paese, bloccando sul nascere la protesta. «Se il malcontento non ha voce la protesta si sgonfia, o meglio non nasce», scrive Ragnedda su “Tiscali Notizie”. Aumentano la rassegnazione, la sfiducia nei confronti delle istituzioni e della classe politica, così come «la disaffezione, il qualunquismo del “son tutti uguali”». E, naturalmente, l’astensionismo. «Aumentano pertanto i margini di manovra di chi impone, lontano dai riflettori e lontano dalle scelte democratiche, le regole che i governi “devono” seguire». E’ esattamente la strategia della Troika, braccio operativo dei poteri forti. Strategia che si diffonde in tutta Europa, e che «a casa nostra ci viene imposta da Napolitano». E’ lui che «ha fatto cadere Berlusconi nel 2011 per imporci il governo Monti, super-amato dal Fmi e dall’élite finanziaria internazionale», ed è sempre lui che «ha tramato dietro le quinte per scongiurare l’elezione di Rodotà come presidente della Repubblica» per poi imporci Enrico Letta, «uomo della Trilaterale, del gruppo Bildeberg e dell’élite internazionale». Napolitano è tutt’altro che super-partes, accusa Ragnedda: il capo dello Stato è il vero regista dei governi di unità nazionale che servono ai poteri forti. «Governi che scontentano tutti (nessun elettore né di centrodestra né di centrosinistra avrebbe voluto questo governo), ma che sono la felicità della Troika che per imporre le sue scelte impopolari (far pagare la crisi ai poveri) ha bisogno di governi di emergenza nazionale». Governi che, per definizione, arginano al massimo la protesta, «silenziano mediaticamente la crisi e impediscono che qualcuno, per ragioni strumentali, possa dar voce al malcontento che pur aleggia». Le larghe intese servono appunto a questo: “sgonfiare” la rabbia sociale, «perché quando una pessima manovra è imposta (anche) dal partito che sostieni è più facile giustificarla e accettarla. E così, da due anni, gli italiani accettano quasi tutto».Cosa sarebbe successo se in questi due anni di larghe intese ci fosse stato un governo Berlusconi o un governo Bersani? Siamo usciti dal G8, è esploso il debito pubblico, sono state amputate le pensioni, è cresciuta la pressione fiscale, hanno chiuso decine di migliaia di piccole aziende e i disoccupati sono ormai 6 milioni. Se quello che ha fatto Monti l’avesse fatto il Cavaliere, credete che il Pd sarebbe rimasto silente, insieme alla Cgil e i media “amici”, dalla “Repubblica” fino a Fazio e Ballarò? Viceversa, se i pessimi risultati del governo Letta-Brunetta fossero stati frutto di un governo Pd, i media di Berlusconi sarebbero stati così accondiscendenti o avrebbero “gonfiato” la crisi, intervistando licenziati e imprenditori disperati? Nulla di questo è accaduto, dice Massimo Ragnedda, perché – grazie ai governi di unità nazionale, tecnici e non – nessuno ha interesse a cavalcare la protesta, perché Pd e Pdl di fatto hanno le stesse responsabilità. Vero risultato: addormentare il paese, bloccando sul nascere la protesta.«Se il malcontento non ha voce la protesta si sgonfia, o meglio non nasce», scrive Ragnedda su “Tiscali Notizie”. Aumentano la rassegnazione, la sfiducia Berlusconi e Napolitanonei confronti delle istituzioni e della classe politica, così come «la disaffezione, il qualunquismo del “son tutti uguali”». E, naturalmente, l’astensionismo. «Aumentano pertanto i margini di manovra di chi impone, lontano dai riflettori e lontano dalle scelte democratiche, le regole che i governi “devono” seguire». E’ esattamente la strategia della Troika, braccio operativo dei poteri forti. Strategia che si diffonde in tutta Europa, e che «a casa nostra ci viene imposta da Napolitano». E’ lui che «ha fatto cadere Berlusconi nel 2011 per imporci il governo Monti, super-amato dal Fmi e dall’élite finanziaria internazionale», ed è sempre lui che «ha tramato dietro le quinte per scongiurare l’elezione di Rodotà come presidente della Repubblica» per poi imporci Enrico Letta, «uomo della Trilaterale, del gruppo Bildeberg e dell’élite internazionale».Napolitano è tutt’altro che super-partes, accusa Ragnedda: il capo dello Stato è il vero regista dei governi di unità nazionale che servono ai poteri forti. «Governi che scontentano tutti (nessun elettore né di centrodestra né di centrosinistra avrebbe voluto questo governo), ma che sono la felicità della Troika che per imporre le sue scelte impopolari (far pagare la crisi ai poveri) ha bisogno di governi di emergenza nazionale». Governi che, per definizione, arginano al massimo la protesta, «silenziano mediaticamente la crisi e impediscono che qualcuno, per ragioni strumentali, possa dar voce al malcontento che pur aleggia». Le larghe intese servono appunto a questo: “sgonfiare” la rabbia sociale, «perché quando una pessima manovra è imposta (anche) dal partito che sostieni è più facile giustificarla e accettarla. E così, da due anni, gli italiani accettano quasi tutto».

 

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