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molestie donna

Condannato l’ex responsabile dell’‘Affare’ e un caporeparto - Non sono bastate due ore di arringa del loro difensore a scagionarli dalle pesanti accuse

che la procura contestava loro. La più grave di tutte, quella di violenza sessuale ai danni due due commesse del supermercato. In parte però ci ha pensato la prescrizione. E alla fine il collegio presieduto dal giudice Silvia Varotto ha condannato per lesioni Sandro Brazzo, ex direttore di fatto del centro commerciale ‘L’Affare’ di Santa Maria Maddalena (Occhiobello). Tre anni gli sono stati condonati per l’indulto, ma i giudici hanno previsto anche l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, 10mila euro di provvisionale per ciascuna parte civile e il pagamento delle spese legali, rinviando però ogni risarcimento al processo civile. Deglio Quaglio, responsabile del reparto gastronomia, è stato condannato invece a sei mesi per le minacce rivolte a una delle due commesse affinché questa non testimoniasse per l’altra. LA VICENDA è datata e i fatti contestati risalgono al lontano 2004 e 2005. Periodo in cui due giovani commesse, respingendo alcune non poco velate avances sessuali del direttore, sarebbero poi state costrette a svolgere mansioni degradanti e pesanti, come pulire i bagni, le celle frigo a bassissime temperature e subito dopo il piazzale in piena estate. Mansioni che, gli altri dipendenti, non svolgevano con la stessa assiduità che toccava alle due. E in questo quadro il ruolo di Quaglio, secondo l’accusa, sarebbe stato fondamentale per vessare psicologicamente e fisicamente le due. «I fatti sono emersi in maniera chiara — commenta l’avvocato delle due donne Giampietro Berti che in passato aveva apertamente parlato di mobbing sessuale —. Purtroppo i dieci anni di distanza dai fatti hanno inciso sulla sentenza: i reati in buona parte si sono prescritti». Non ci sta invece l’avvocato dei due condannati, Aldo Guarnieri che già annuncia il ricorso in appello. «Siamo certi di aver dimostrato la mendacia dei fatti — dice —. Incongruenze, come l’episodio di una visita a casa smentito dai fogli presenze: non hanno mai avuto giorni di riposo con Brazzo». Tra i punti ‘opaci’ anche la testimonianza di dipendenti che svolgevano le stesse mansioni delle due commesse e il fatto che una delle due avrebbe presentato querela due anni e mezzo dopo i fatti. «Cioè quando l’altra commessa aveva già una causa avviata — ha detto in aula — e c’era la possibilità di prendere soldi». Cristina Degliesposti

 

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