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Adria prova a riqualificare le "Botteghe oscure". In questo caso i retaggi della politica non c'entrano nulla.

È ai nastri di partenza un progetto che proverà a trasformare gli immobili commerciali attualmente sfitti e chiusi in "Botteghe nuove".
Si tratta dell'ultima iniziativa del gruppo Spazi Aperti di Adria, il team di professionisti, creativi e multidisciplinari, che sviluppano progetti nel campo del design, dell'architettura e della comunicazione visiva che da mesi sta studiando una nuova iniziativa per contribuire alla rivitalizzazione dei centri storici e la sta testando in città.
Messo per il momento in stand by "Adria stadium", il progetto della nuova arena calcistica, i giovani e rampanti professionisti sono passati al commercio. «Il punto di partenza - spiegano Andrea Barasciutti e Paolo Munari - è stata quella provocazione che abbiamo lanciato con un messaggio pubblicitario dove si proponeva l'affitto di alcuni locali commerciali nel centro storico ad un euro al giorno, iniziativa che ha destato critiche e curiosità. L'iniziale provocazione però si è evoluta, con la condivisione di diversi proprietari, in una concreta possibilità».
Quali sono le finalità? «In questo momento economicamente difficile il commercio riteniamo abbia bisogno di una profonda trasformazione. Tutte le persone coinvolte si devono rendere conto che ognuno ci deve mettere del suo. La comunicazione poi è fondamentale. Botteghe Nuove infatti è nata con l'idea di aiutare imprenditori giovani e meno giovani intenzionati di aprire nuove tipologie di attività commerciali, non presenti in zona».
Che cosa offre? «Possibilità di affittare spazi commerciali ad un euro al giorno. Possibilità poi di accedere a finanziamenti a tasso agevolato. visibilità, strategie di comunicazione attraverso i social network ed una immagine coordinata».
A breve aprirà il primo negozio: i titolari saranno Alberto Piuzzi, Rosalba Albertin, Marina Baldin e Fabrizio Guarnieri, per primi hanno aderito all'iniziativa. Si chiamerà Piacere bio e sarà il primo negozio in Basso Polesine che venderà prodotti biologici a chilometro zero grazie alle diverse competenze dei soci. «Il loro obiettivo è quello di vendere i prodotti allo stesso prezzo di quelli convenziali offerti dalla grande distribuzione. Aprirà in piazzetta XX Settembre grazie alla lungimiranza del proprietario, Paolo Passadore, che ha aderito all'iniziativa favorendo l'apertura. Altre due realtà sono ai nastri di partenza. «Stiamo verificandone la sostenibilità e la fattibilità economica». Ci saranno incentivi fiscali? «Come sempre le iniziative private viaggiano ad una velocità diversa da quella amministrativa. Il progetto però è stato presentato a palazzo Tassoni. Con l'aiuto dell'amministrazione, trovando dei contributi, questo potrebbe diventare un progetto pilota del Comune, unico nel territorio nazionale, che coinvolgerebbe tutti gli operatori per una riqualificazione estetica e coordinata delle facciate, delle vetrine, delle insegne e dei mezzi di comunicazione».
Per quanto pagheranno un euro al giorno? «Lo faranno per i primi quattro mesi. Poi in base al mercato ci sarà un incremento graduale. Si arriverà ai prezzi standard nel giro però di due-tre anni».
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