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L'indagine: l'accusa: finti controlli da parte del vigile D'Angelo e omissione da parte dell'impiegata all'anagrafe Garbin.

 

Clandestini e prostitute: bufera in Municipio - Chiusa l’inchiesta della procura di Venezia: 16 indagati tra i quali il “boss”, il cinese Luca Keke Pan

L. C. CAVARZERE - L’indagine dei pubblici ministeri titolari dei fascicoli, Roberto Terzo e Walter Ignazitto, è chiusa. E sono 16 gli indagati nell’inchiesta sul traffico di immigrati clandestini e sfruttamento della prostituzione. Quattro di loro sono di Cavarzere e Cona: si tratta di Francesco Frigato, 37enne ex titolare di un’agenzia immobiliare, Paola Garbin, 56enne impiegata comunale all’anagrafe, Josè D’Angelo, 51enne vigile urbano di Cavarzere ma residente a Cona (dov’è pure assessore comunale) e Amino Ferrarese, 47enne cavarzerano. Tutti, secondo gli inquirenti, avrebbero avuto un ruolo nell’ambito delle attività illecite messe in piedi dal “Re di via Piave”, il cittadino cinese Luca Keke Pan, 36enne residente a Mestre. Nello specifico la ricostruzione da parte della procura, dopo che Pan ha confessato, parla di un giro di contratti d’affitto fittizi per permettere a cittadini extracomunitari di ottenere il permesso di soggiorno. E parallelamente, Keke Pan aveva messo in piedi un giro di prostituzione all’interno di centri massaggio, due dei quali tra Cavarzere e Pettorazza, entrambi chiusi e sequestrati all’epoca del blitz della Finanza, nel dicembre scorso. Dai fascicoli della procura emergerebbe che Keke Pan “pagasse” attraverso prestazioni sessuali offerte da alcune delle sue “massaggiatrici”, l’agente D’Angelo, che aveva il compito di effettuare, per conto del Comune, i sopralluoghi nelle abitazioni in affitto per verificare l’identità anagrafica dei domiciliati. E in questi controlli, secondo l’accusa, D’Angelo non avrebbe segnalato le eventuali irregolarità, e comunque avrebbe sempre avvertito prima Frigato il quale si sarebbe occupato di reperire gli alloggi ed espletare le pratiche burocratiche. Ma secondo la procura una “mano” a Keke Pan sarebbe arrivata anche da Garbin, che grazie al suo ruolo all’anagrafe di Cavarzere, avrebbe assicurato l’omissione dei controlli sulle pratiche che passavano nel suo ufficio. Ferrarese, infine, è accusato dalla procura poiché avrebbe bruciato l’auto a un appuntato dei carabinieri, affinché desistesse dall’indagare su di lui. In attesa dell’inizio dell’attività giudiziaria il 15 settembre, che ha di fatto posticipato la scadenza dei 20 giorni per i termini di difesa, gli avvocati degli indagati si stanno muovendo. Daniele Grasso, avvocato clodiense del foro di Venezia che difende in questa vicenda Paola Garbin e Josè D’Angelo, è in attesa di ritirare gli atti dalla procura. E ripercorre gli interrogatori dei suoi due assistiti. “La signora Garbin - spiega Grasso - ha reso un interrogatorio nel quale riteneva di aver spiegato sufficientemente la sua posizione, giustificando sia il contenuto sulle contestazioni, controdeducendole, sia la problematica delle richieste di residenza fatte all’anagrafe. La mia assistita aveva più volte segnalato il problema e più volte chiesto l’intervento dei superiori, con dichiarazioni protocollate. Anzi, ha recriminato vista la sua posizione di reattività, piuttosto che di connivenza nella vicenda. E questo è un dato che risulta sia dall’interrogatorio che dagli atti formali, che potranno essere integrati con ulteriori esiti dell’indagine, che chiederemo nei 20 giorni di tempo che avremo dal 15 settembre”. Per quanto riguarda D’Angelo, la posizione dell’avvocato Grasso è analoga. “Anche lui aveva reso un interrogatorio e controdedotto alle contestazioni nei suoi confronti - le parole del legale clodiense - ha assolutamente contestato il prospetto di ipotesi in concorrenza dei reati. Anche lì dovremo vedere il contenuto degli atti depositati, per capire questa iniziativa della procura”. Una dichiarazione, infine, è stata resa pure dal sindaco di Cona, Anna Berto, che con D’Angelo è in Giunta. “Non ho niente da dire, non mi è arrivata ovviamente alcuna comunicazione ufficiale - le parole del sindaco - l’ho appreso dai giornali e domani (oggi ndr) cercherò di capirne di più. Rimane il fatto che finché non c’è una condanna, esiste sempre la presunzione di innocenza”.

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