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PORTO TOLLE - Ieri al tribunale di Rovigo l'udienza con le deposizioni dei due esperti.

 

Processo Enel, il consulente punta il dito sulle emissioni - Il perito ha spiegato la relazione fra le polveri e i danni ad ambiente e salute

(Alberto Garbellini) ROVIGO- E’ ripreso ieri mattina al tribunale di Rovigo il processo Enel. Un dibattimento che registra anche il decesso di uno dei 10 imputati, si tratta di Giuseppe Potestio, 70enne di Perugia. Dal dibattimento sono usciti gli enti locali polesani, che nelle scorse settimane avevano raggiunto un accordo col colosso energetico per una transazione. Restano, però, come parte civile, i Comuni di Rosolina, Porto Tolle, e la Provincia di Rovigo. Gli enti locali della provincia di Ferrara, invece, dovrebbero formalizzare un accordo transattivo, già definito, nei giorni scorsi. L’udienza poi è stata dedicata alle deposizioni della dottoressa Floria Tesconi, e soprattutto di Stefano Scarselli, perito nominato dalla procura di Rovigo. Scarselli ha risposto alle domande del pubblico ministero Manuela Fasolato, e dopo aver ripercorso la metodologia utilizzata per i campionamenti sulla flora bassopolesana per verificare le conseguenze delle emissioni in atmosfera della centrale termoelettrica di Polesine Camerini, ha anche evidenziato alcuni aspetti relativi alla riconversione a carbone della centrale Enel. Secondo il consulente, infatti, anche la riconversione a carbone della centrale presenterebbe aspetti da verificare in quanto non garantirebbe un tasso di emissioni inquinanti inferiore ad un funzionamento a metano degli impianti di Porto Tolle, come invece sembrerebbe essere attestato dagli studi effettuati da una società. Studi, che secondo il consulente prenderebbero come punto di partenza dati sulle emissioni rilevate da centraline, in molti casi posizionate lontano dai punti identificati come quelli di maggior ricaduta delle emissioni rilasciate dalla ciminiera di Porto Tolle. Dati, inoltre, che non avrebbero tenuto conto della ricaduta sull’ambiente bassopolesano di alcuni metalli pesanti, come il vanadio. Scarselli ha pure ricordato che nel primo processo Enel il monitoraggio effettuato sui licheni del Delta aveva evidenziato elevate concentrazioni di sostanze inquinanti. E che alla fine l’unica ipotesi possibile era che i fenomeni di danneggiamento e alterazione dell’ambiente fossero dovuti alle emissioni della centrale. Nel corso dell’esame al consulente è stato anche chiesto se per quanto ne sapesse, nel progetto per la riconversione a carbone fosse indicato il rispetto dei limiti per i metalli pesanti, alla domanda Scarselli ha negato di avere informazioni a riguardo. In precedenza aveva pure ricordato lo studio epidemiologico effettuato con la divisione del territorio in tre fasce. Ad inizio udienza Floria Tesconi, medico di base e negli anni ‘80 medico all’interno della centrale, ha spiegato che in quel periodo aveva riscontrato casi di allergie nei cittadini di Porto Tolle ed anche un episodio di bruciatura ad un braccio. Gli imputati del processo Enel sono Leonardo Arrighi, Renzo Busatto, Fulvio Conti (attuale amministratore delegato di Enel, difeso dall’ex ministro Severino), Antonino Craparotta, Giuseppe Antonio Potestio (deceduto), Paolo Scaroni (ex ad di Enel e ora amministratore delegato di Eni), Francesco Luigi Tatò, Carlo Zanatta, Alfredo Inesi, e Sandro Fontecedro, 64 anni di Viterbo. Tutti funzionari ed ex funzionari di alto e altissimo livello di Enel. L’accusa è di è di disastro doloso, in concorso, per il presunto collegamento tra le emissioni della centrale di Polesine Camerini, nel periodo di alimentazione a olio combustibile, e l’andamento delle patologie respiratorie nei bambini dei Comuni vicini.

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