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veloboxVIABILITA’ PER IL DICASTERO DEI TRASPORTI I CONTENITORI A LATO DELLA STRADA NON SONO OMOLOGATI. Rovigo, il comune tace. Ma Pontecchio si difende: “Adesso quasi nessuno supera il limite”.Non bastava l’altolà alle multe per chi sfora l’ora limite del parchimetro. Il ministero, adesso, si accanisce anche contro i velobox. E i comuni si preoccupano.

Nel mirino di una circolare diffusa dal ministero dei Trasporti, infatti, finiscono ora anche i box arancioni, posizionati a bordo strada, in cui - a rotazione - la municipale colloca l’apparecchio di rilevazione della velocità. Secondo gli uffici governativi, infatti, questi strumenti “non sono inquadrabili in alcuna delle categorie di dispositivo o di segnaletica previste dal vigente Codice della Strada” e dunque “non sono suscettibili né di omologazione né di autorizzazione”. Una nota che mette in stato di allarme i comuni perché potrebbe - così come per l’informativa sui parcheggi - aprire il fronte ad un’altra ondata di possibili ricorsi. Rovigo compresa: il capoluogo, infatti, ha tre box di questo tipo. Tutti e tre su via Forlanini. Almeno in linea teorica: negli ultimi mesi, un paio di incidenti stradali hanno falcidiato le postazioni lasciando soltanto la prima, quella subito dopo il sottopasso ferroviario, pronta ad immortalare chi - dirigendosi verso Rovigo - supera il limite. Sulla bocciatura da parte del ministero, però, palazzo Nodari tace. Non risponde l’assessore alla polizia locale Stefano Bellinazzi, che forse in questi giorni più che alle vicende legate ai vigili urbani pensa al rimpasto in vista che lo vede tra i primi a dover lasciare il posto; come non parla la comandante del corpo di viale Oroboni. E così, per trovare qualcuno che confuta la tesi ministeriale bisogna spostarsi fuori dal territorio comunale. Seppur di poco: qualche centinaio di metri al massimo. Dopo il ponte del Passo, oltre Borsea e zona interportuale, infatti, da un paio d’anni Pontecchio ha installato tre velobox: proprio questi hanno poi ispirato Rovigo, che ne ha replicato l’idea in via Forlanini. E a pensare di doverli togliere, il comandante dei vigili di Polesella - il cui territorio di competenza comprende anche Pontecchio - non ci sta. “Quella famosa circolare va letta integralmente - dice Silvio Trevisan - dice soltanto che l’omologazione, per quei box, non è necessaria, ma non che siano illegali. E’ una nota fatta da tecnici, che spesso poi cede il passo di fronte alle sentenze dei tribunali”. Trevisan spiega, comunque, che i velobox devono sottostare ad una normativa ben precisa: “Devono essere attivati a rotazione”, spiega. In pratica, l’apparecchio di rilevazione della velocità - l’autovelox vero e proprio - non può essere sempre attivo e sempre all’interno dello stesso box. “E poi - continua Trevisan - devono sottostare alla stessa norma prevista per tutti i dispositivi mobili, in pratica deve essere presidiato, nelle immediate vicinanze, da un agente”. Il box di per sé, dunque, non basta: serve una pattuglia che vigili sul funzionamento. Quindi Trevisan conferma l’azione benefica dei velobox sulla circolazione. “E noi in due anni - precisa - non abbiamo fatto neanche una multa. Li usiamo soltanto per prevenzione”. Quindi snocciola i dati: “Prima dei velobox, in quel tratto di strada soltanto il 27% degli automobilisti rispettava il limite di velocità. Ora oltre il 72% si comporta correttamente, e non sono più stati registrati picchi di velocità come quelli precedenti, che arrivavano anche ai 130 orari”. Insomma, un successo: “Tanto che il sindaco - svela - ci ha chiesto di estendere l’iniziativa anche ad altre strade”. Sempre che da Roma non arrivi uno stop definitivo.Marco Randolo

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