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L'INTERVISTA - Il Prefetto Francesco Provolo: "tessuto imprenditoriale sano, ma la malavita cerca nuovi territori da colonizzare" - La ricetta anticrisi: sostegno all’impresa, pagamenti puntuali e credito trasparente.

 

(di Donato Sinigaglia) - Da napoletano “verace” ama la concretezza e la schiettezza. Non esistono giri di parole quando si affrontano i problemi dell’ordine pubblico e della sicurezza. Francesco Provolo, sessantenne, sposato con tre figli, dall’agosto 2012 è capo dell’Ufficio territoriale del governo di Rovigo. Prima di assumere l’attuale incarico, è stato viceprefetto vicario nelle prefetture di Caserta e dell’Aquila, dove ha svolto delicati compiti di gestione commissariale ed è stato componente di diverse commissioni straordinarie per la gestione di Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Come prefetto di Rovigo è chiamato a svolgere un compito complesso che però lo motiva, grazie anche agli ottimi rapporti con i rappresentanti delle istituzioni ed i cittadini. Signor prefetto, che opinione si è fatto dei polesani? “Questo è un territorio molto ospitale, laborioso e ricco di potenzialità, dove si vive serenamente, grazie ad un tessuto sociale coeso ed orgogliosamente consapevole delle proprie tradizioni. Nel quotidiano cerco di mettere a disposizione il mio bagaglio professionale, maturato in contesti territoriali diversi da quello attuale, al fine di aderire al meglio alle istanze della comunità. Il ruolo di rappresentante dello Stato richiede anzitutto di affrontare anche le criticità impreviste che possano interessare il territorio decidendo per la sicurezza e la tranquillità della comunità, in tempi brevissimi”. Dal suo punto di vista su quali carte la provincia di Rovigo deve puntare per la crescita e lo sviluppo? “Come dicevo prima, il Polesine può vantare un tessuto imprenditoriale sano. Si tratta di un fattore certamente positivo, che non deve tuttavia indurre ad abbassare la guardia, perché può rappresentare un obiettivo di interesse per i gruppi criminali che cercano nuovi territori da colonizzare con i propri traffici illeciti. Le modalità con cui la malavita tenta di insinuarsi nell’economia reale sono subdole e silenziose, e pertanto maggiormente temibili. La prefettura, attraverso lo strumento delle informative antimafia, impedisce che possano partecipare a gare e appalti pubblici quei gruppi imprenditoriali che risultano permeabili alle infiltrazioni criminali, così inquinando gli equilibri della concorrenza imprenditoriale”. La crisi ha colpito in modo pesante anche in Polesine. Molte piccole aziende hanno chiuso, le medie e grandi sono in crescente difficoltà. La prefettura si è mossa e si sta muovendo, nei limiti delle sue competenze, di concerto con tutti i soggetti interessati. Quali azioni ritiene urgenti per dare ossigeno alle imprese? “I sintomi del disagio non possono essere sottovalutati. Sono pesanti, talvolta drammatiche, le testimonianze che un prefetto spesso raccoglie nella sua veste peculiare di ‘sentinella’ sul territorio: storie di difficoltà incontrate da famiglie e imprese, da lavoratori e da giovani ancora fuori da ogni attività lavorativa. Le istituzioni devono essere al fianco della società civile, perché la crescita, lo sviluppo, il rilancio, passano attraverso il mondo professionale e produttivo. Sostenere e promuovere lo sviluppo e l’occupazione si può”. In che modo? “Anzitutto, finanziando e incentivando investimenti mirati. Bisogna sostenere l’impresa, che in un tessuto territoriale vivace e produttivo come quello del Polesine ha dato e continuerà a dare ricchi frutti. In secondo luogo, un decisivo passo avanti è stato fatto sul fronte della problematica dei ritardi nei pagamenti di canoni e commesse da parte delle amministrazioni pubbliche. Infine, è indispensabile vigilare sulle condizioni di accesso al credito a condizioni eque e trasparenti. Il prefetto, dopo aver guidato l’esperienza degli Osservatori sul credito, nati all’indomani dell’esplosione della crisi globale, è tornato a rivestire una funzione di garanzia anche in questo campo, grazie alla recente introduzione della normativa che ne amplia i poteri e le prerogative a tutela del cittadino, contrastando talune forme di vischiosità nell’accesso al credito”. Preoccupa l'aumento della disoccupazione, in particolare quella giovanile. Che fare? “Fin dalle prime settimane dal mio insediamento, ho voluto incontrare i giovani e gli studenti della provincia di Rovigo, portando il mio contributo nell’ambito di incontri promossi dalle scuole e dalle istituzioni. E’ importante un confronto continuo con loro perché essi sono sensori e percettori sensibilissimi del cambiamento. Un Paese che non investa sui giovani non ha futuro. Occorre credere in queste straordinarie energie, ma è necessario supportarle e indirizzarle ascoltandoli e instaurando un dialogo continuo. L’imperativo deve diventare, in Italia e in Europa, quello della crescita: dobbiamo tornare a crescere, aprire nuove prospettive di occupazione, e soprattutto sostenere la parte più vitale del mondo socio-economico. E’ importante, allo stesso tempo, mantenere una prospettiva transgenerazionale, pensando fin da oggi al ruolo che i giovani possono e devono svolgere. Non c’è tempo da perdere. E’ un dovere, un impegno di responsabilità dinamico e progressivo, che si costruisce e si rinnova con piccole ma eloquenti azioni, con un’attenzione in più verso le categorie più fragili e quindi particolarmente esposte”. In questo campo, qual è esattamente il ruolo della prefettura? “Nei primi giorni di novembre, d’intesa con il dirigente scolastico provinciale, incontrerò al Censer una rappresentanza di tutte le scuole della provincia di Rovigo. Lì affronteremo problematiche di grande attualità: bullismo, cyberbullismo, stalking, uso di alcol, droghe, l’utilizzo di internet eccetera”. La prefettura coordina le forze dell'ordine. I cittadini sono sempre più preoccupati per gli episodi di criminalità... “Il ruolo del prefetto ha una latitudine assai ampia, anche se viene esercitato lontano dai riflettori. Dalle sale di palazzo Salvadego-Sgarzi passano moltissimi aspetti della vita sociale, non ultima la sicurezza sui luoghi di lavoro, che è stata al centro di un importante seminario organizzato dalla prefettura lo scorso febbraio al Censer di Rovigo. Il prefetto è chiamato a svolgere quotidianamente una notevole complessità di compiti, che riguardano la sicurezza declinata in vari settori, quali l’ordine pubblico (infatti presiede il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica di cui fanno parte il sindaco, il presidente della Provincia e le forze di polizia), la Protezione civile, i rapporti con gli enti locali, la sicurezza stradale e la sicurezza sul lavoro e del lavoro attraverso la conferenza permanente con le altre amministrazioni pubbliche”. Può fare un esempio pratico di queste riunioni? “Qualche giorno fa ho incontrato tutti i sindaci della provincia che hanno collocato apparecchiature ‘autovelox’ sulle strade di pertinenza. Lo scopo della riunione è stato di rimarcare che tali dispositivi devono essere utili esclusivamente per assicurare sicurezza stradale. Il numero rilevante di tali apparecchiature è già un deterrente, pertanto si rende necessario disciplinarne l’uso mediante una programmazione turnaria, onde evitare la contemporanea effettuazione di più rilevamenti sul medesimo tratto di strada. Infine, oltre a presiedere il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, è compito del prefetto estendere il concetto di sicurezza anche ad altri ambiti, affinché il mondo economico possa operare sfruttando al meglio le proprie potenzialità per superare le sfide di questo momento di crisi. Il mantenimento della tranquillità sociale e della sicurezza percepita dai cittadini sono essenziali per guardare avanti con fiducia”.

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