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indigentiOltre 8mila i cittadini della Provincia "indigenti assoluti" e 14.500 gli "indigenti relativi" - Ex imprenditori ed operai tra coloro che accedono ai servizi per senza dimora, dalla mensa ai dormitori.

 

(Sara Dainese ROVIGO) - Vecchie e nuove povertà si incontrano nell società contemporanea. La crisi, infatti, può colpire chiunque e la popolazione dei senza di mora e delle persone in condizione di povertà aumenta di giorno in giorno. Così, secondo gli ultimi dati Istat, sono circa 8mila le persone in condizione di povertà assoluta (cioè che non dispongono delle risorse necessarie per acquistare beni e servizi essenziali a conseguire uno standard di vita accettabile) in Polesine e 1700 a Rovigo. Ma più alta, sempre secondo l’Istat, è l’incidenza della povertà relativa ovvero quei cittadini la cui spesa mensile è inferiore al 50% della media nazionale: “a Rovigo si stimano 3mila persone in questa condizione, mentre 14.500 in tutta la provincia” spiega Carlo Zagato della cooperativa Porto Alegre. “E’ un tema sempre più angosciante – afferma l’assessore ai Servizi Sociali Gianni Saccardin - per questo abbiamo cercato di lavorare in sinergia per poter avere contributi e una rete di enti e associazioni che possano dare sostegno alle tante persone che necessitano di bisogno. E’ stata coinvolta anche la conferenza dei sindaci affinchè anche i Comuni fossero solidali con questo percorso”. Per questo ieri, a Rovigo, in occasione della Giornata mondiale contro la povertà, è andata in scena La notte dei senza dimora, promossa dal Tavolo territoriale delle associazioni che si adoperano in questo settore in collaborazione con il Comune di Rovigo. La rete territoriale per i senza dimora offre un quadro abbastanza preciso dei bisogni espressi dalla persone in condizioni di povertà estrema o senza dimora che gravitano nella città capoluogo: “Spesso si ragiona per stereotipi - dice Angela Pasini, della comunità Emmaus che d’inverno offre un servizio notturno di distribuzione cibo e coperte alla stazione di Rovigo - ma in realtà tra i senza dimora ci sono anche persone che fino a ieri avevano una vita normale. Ci sono operai ed ex imprenditori italiani, non solo immigrati o sbandati. L’anno scorso abbiamo incontrato 112 persone con il camper, ma l’anno prima tre volte tanto”. Le associazioni hanno notato come le situazioni più gravi riguardino prevalentemente uomini, di nazionalità straniera e di età media di circa 40 anni, anche se, come detto, non mancano donne, famiglie e uomini italiani di ogni età. Annualmente sono circa 200 le persone che necessitano di un’accoglienza notturna o residenziale (circa 120 nei soli dormitori), oltre 400 i fruitori delle mense popolari cittadini, circa 800 gli utenti dei due centri di ascolto cittadini, oltre 1.500 i cittadini che hanno chiesto sostegno privato in generi di prima necessità. “Questi dati - spiega l’assessore Saccardin - non tengono però conto di tutti quei servizi ‘non ufficiali’. Alla rete solidale del tavolo territoriale, si aggiungono tutti i servizi quasi porta a porta offerti da parrocchie, associazioni sportive o semplici cittadini che magari, una volta alla settimana, fanno trovare a chi ha bisogno la borsa della spesa o i vestiti puliti”. Nonostante i servizi essenziali siano sempre di più e sempre più efficaci, sembra che alcune situazioni di disagio non si riescano a risolvere: “Si pensi alla Baldetti - spiega Donata Tamburin di Arcisolidarietà - Alla comunità rom che vi vive è stato offerto più volte di venire a dormire nei dormitori o di utilizzare le docce offerte dalla Caritas, ma non si sono mai presentati. Purtroppo vi sono situazioni culturali molto complesse da risolvere”. “Purtroppo - dice Saccardin - ci sono persone che non vogliono essere aiutate o che non hanno chiesto aiuto. Credo che sia necessario rivedere e riprendere in mano la questione del reddito minimo di cittadinanza per garantire a tutti una condizione di vita accettabile”.

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