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CENTRALETRIBUNALE IL TECNICO DELL’ISPRA PARLA DI 2,6 MILIARDI DI EURO. LA DIFESA DI ENEL: “CALCOLI ERRATI” Ieri in aula il primo teste a favore del colosso energetico: “Aumenti di patologie come in tutto il Nord Est”.

Il dato che ha destato più clamore nel corso dell’udienza di ieri del processo Enel è stato quello presentato da Leonardo Arru, dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, consulente tecnico chiamato dall’avvocatura dello Stato. Arru ha relazionato sulla metodologia impiegata per la quantificazione dei danni che il Ministero stesso sostiene essere imputabili al funzionamento della centrale. Il tecnico del ministero dell’Ambiente, ha portato in aula i calcoli fatti sul presunto danno ambientale e sanitario dal 1999 al 2009, riguardo all’ossido di zolfo (So2) e sulle emissioni dichiarate dal colosso energetico al registro internazionale delle emissioni. Secondo l’esperto del ministero dell’Ambiente, dal 1999 al 2004 ci sarebbero 2,6 miliardi di euro di danni ambientali e sanitari, dal 2005 al 2009 altri 26 milioni di euro. Nel controesame, gli avvocati difensori di Enel hanno evidenziato l’assoluta erroneità, secondo i loro calcoli, dei presupposti alla base del ragionamento svolto nella consulenza che hanno portato a risultati secondo la difesa abnormi, con la quantificazione di cifre del tutto infondate. In particolare, secondo la difesa del colosso energetico il consulente del Ministero ha preso a riferimento unicamente le emissioni della centrale senza dare alcuna importanza ai rilevamenti delle ricadute al suolo degli inquinanti notoriamente decine e decine di volte inferiori nei valori. Inoltre Arru, sempre a parere degli avvocati di Enel, ha considerato senza alcun fondamento come “emissioni in eccesso” tutte le emissioni della centrale superiori a quelle previste dal decreto ministeriale del 1990, quando c’erano specifiche deroghe normative - giustificate per garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale – che prevedevano limiti diversi e che la centrale ha puntualmente sempre rispettato. Tra gli appunti sollevati alla relazione di Arru, quello riferito agli insediamenti abitativi considerati a maggior esposizione rispetto agli inquinanti, ovvero quelli situati in prossimità della strada statale Romea, che la difesa ha ricordato essere nota come “una delle arterie viarie italiane a maggior impatto ambientale”. Altro teste dell’accusa chiamato in aula dalle associazioni ambientaliste, il direttore scientifico dell’Istituto Ramazzini di Bologna, Morando Soffritti. Il consulente tecnico ha relazionato su studi specifici condotti dall’istituto relativi alle polveri sottili, partendo dai fatti successivi al crollo delle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, e spiegando come patologie respiratorie e degenerative siano dovute dalle sostanze emesse dalla centrale. Il collegio di difesa dell’Enel ha contestato il consulente tecnico parlando di valutazioni del tutto generiche, visto che il direttore scientifico del Ramazzini ha citato studi internazionali “afferenti a vicende assolutamente diverse da quelle oggetto del processo, quali gli effetti dell’inquinamento successivi ai fatti dell’11 settembre”. L’udienza si è conclusa con la deposizione del medico chirurgo Pierfranco Poletti di Porto Tolle, primo teste in aula che da il via alla serie dei testimoni portati dalla difesa, che ha concluso di non poter riferire di aumenti di patologie riscontrate sulla popolazione locale in relazione all’inquinamento della centrale nel periodo compreso tra il 1993 e il 2009 ma che anzi la percentuale di forme polmonari di asma , allergie, riniti, sinusiti, rimangono sul trend delle statistiche diffuse a livello delle aziende sanitarie in tutto il Nord Est, senza sostanziali variazioni per la Ulss 19 di Adria. Tali patologie risultano negli anni aumentate non solo nel Delta del Po ma anche su scala nazionale con aumento sia delle malattie allergiche e polmonari che di quelle neoplastiche. Il processo riprenderà lunedì 25 novembre con le deposizioni di tre testimoni della difesa. Prosegue il processo che vede imputati dieci funzionari Enel per il reato di disastro ambientale. Ieri in aula sentiti gli ultimi due testi dell’accusa e il primo della difesa.Luca Crepaldi

 

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