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BIMBO IN OSTAGGIOIl bimbo è in un luogo segreto, ma un collaboratore di giustizia teme ritorsioni. L'appello: «Spostate mio figlio da questa città. E’ in grave pericolo, troppi malavitosi ’. UN APPELLO disperato quello che un collaboratore di giustizia rivolge al questore e al prefetto di Rovigo affinché si rivolgano al servizio centrale di protezione che fa capo al ministero dell’Interno

Il tutto per salvare suo figlio da una scelta, secondo lui, irresponsabile. Il piccolo, di sei anni, insieme all’ex moglie del pregiudicato ora collaboratore, è stato infatti trasferito a Rovigo dal servizio di protezione. Una zona che lo stesso collaboratore di giustizia (assistito dall’avvocato Giulio Calabretta) aveva chiesto esplicitamente di evitare, in quando il piccolo e la donna sarebbero facilmente riconoscibili da vari esponenti della malavita locale. Prima di iniziare il programma di protezione, infatti, la famiglia viveva proprio da queste parti e aveva molti contatti nel capoluogo polesano. «Ho chiesto espressamente di evitare il Veneto e l’alta Emilia Romagna— spiega il collaboratore di giustizia in una mail inviata al questore di Rovigo, Rosario Eugenio Russo — perché in questa zona, soprattutto tra Rovigo e Ferrara, sono molti gli esponenti della malavita che potrebbero fare del male a mio figlio. Ne va della sua incolumità, ci conoscono in molti. E invece, il servizio centrale di protezione lo trasferisce proprio a Rovigo, non ascoltando le mie preghiere. Sto aspettando e non dormo la sera perché non gli accada nulla». Ai timori di ritorsioni, poi, si aggiunge il fatto che il figlio si trova a migliaia di chilometri di distanza dal padre: «Per me è impossibile vederlo, anche perché il programma di protezione non mi rimborsa le spese di viaggio — afferma disperato il padre —. Sarei tenuto a vederlo, a frequentarlo. Ma così mi è impossibile. Non sarebbe stato meglio metterlo più vicino a me e soprattutto in una regione non a rischio? Ho già indicato al servizio centrale di protezione quale regione sarebbe sicura, vorrei semplicemente essere ascoltato. Per il bene di un bambino di sei anni». Caterina Zanirato

 

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