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COMMERCIO CINESEIl 25% di ambulanti e negozianti hanno gli occhi a mandorla. Prezzi competitivi.Ambulanti, baristi, al massimo commercianti fissi.

Nella realtà rodigina, le imprese condotte da cittadini di origine cineseoperano quasi tutte in questi settori. Circa il 40% di loro sono iscritti alle associazioni di categoria,frequentando regolarmente i corsi sia legati alle autorizzazioni per la somministrazione di alimenti, sia per la sicurezza sul lavoro. Un risultato importante, se si considera che nei primi anni di insediamento nessuno di loro si interessava al rispetto di norme e regole.«Il primo settore ‘invaso’ dagli imprenditori cinesi è stato quello degli ambulanti — spiega Roberto Menin di Confesercenti —. Circa il 25% delle bancarelle di Rovigo viene dall’Oriente. Al mercato del martedì. su 180 operatori, 40 sono cinesi. Ma il picco massimo è stato raggiunto due anni fa: ora anche loro stanno lasciando questa attività spinti dalla crisi. Molti hanno abbandonato il mercato per stabilirsi aprendo qualche bar in città più appetitose, come Verona e Padova. Il nuovo trend vede l’exploit dei commercianti ambulanti dal Bangladesh, ma non acquistano nulla, sono in affitto».Diverso il discorso per chi ha un’attività fissa: «Anche questi imprenditori sono in calo: basti pensare che lo stesso bar Franchin, dopo essere stato acquistato per un mese da cinesi, è ritornato in mano di italiani. Alcuni negozi di abbigliamento hanno chiuso». Ma in quelli che rimangono aperti c’è già la seconda generazione: «E’ molto più semplice seguirli — spiega Renzo Basaglia, sempre di Confesercenti —. Ci sono meno problemi di comunicazione e rispettano di più le regole. Molti frequentano corsi sulla sicurezza e si mettono in regola con i vari permessi. Anche perché da poco la Regione ha imposto che le licenze possano essere rilasciate solo da chi ha un titolo di studio o possieda un certificato di conoscenza linguistica». Una situazione che conferma anche Ascom: «Chi è in regola, lo è con tutto — spiega Elena Grandi, presidente —. Circa il 20% delle attività cinesi sono iscritte e fanno vita associativa: frequentano i corsi e rispettano le normative».Caterina Zanirato

 

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