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rapinaAllarme criminalità: in viale Verona, la vittima una 85enne.«STIA seduta signora, che se cade poi danno la colpa a me». Un gesto ‘nobile’, non c’è che dire, peccato che la stesse rapinando. Lui, il presunto Marco di 40 anni, insieme ad altri due complici. Mentre lui la ‘intratteneva’ in cucina, gli altri due le mettevano a soqquadro la casa.

E’ successo martedì sera, nella villa di Leda Zatti, 85 anni, in via Verona. «Un ladro gentiluomo», cerca di sdrammatizzare lei che solo a posteriori ha realizzato in concreto che poteva succedere. «Potevano farmi del male e invece non è stato così — racconta la donna —. Gli ho fatto pure il ‘pistolotto’, gli ho detto che era giovane e che se aevva problemi con la droga era ancora in tempo per rimettersi in carreggiata». Intanto la banda se n’è andata via con tre anelli dell’anziana e la collana con brillanti che portava al collo. Più i 150 euro che teneva nel portafogli, mentre la cassaforte, quella no, l’hanno lasciata stare. «Per forza, dopo un’ora e mezza non erano riusciti ad aprirla».TUTTO è successo martedì sera intorno alle 19,30 e sul caso sta indagando la questura. «Si vede che mi avevano studiato — racconta —. Di solito il martedì vado dalle amiche a dipingere e poi ci fermiamo a cena. Rincaso intorno alle 21, ma quel giorno ero andata solo dalla parrucchiera ed ero tornata alle 19,30». La signora Zatti aveva messo l’auto in garage, nella grande casa di famiglia dove abita da 50 anni, ma ora ci vive da sola dopo la morte del marito. «Appena ho acceso la luce ho visto un’ombra e uno mi ha messo la mano sulla bocca — racconta —. Non mi ha fatto male. Anzi, mi ha fatto sedere e abbiamo iniziato a parlare mentre gli altri cercavano in casa ovunque». Avevano un berretto in testa e una sciarpa sulla bocca. «Hanno spento la lice, ma quando gli ho detto che mi dava fastidio la luce della torcia che mi puntava negli occhi l’ha subito abbassata — continua —. Mi ha perfino fatto i complimenti, mi ha detto che sono bella».Da una prima ricostruzione, i ladri-rapinatori hanno tagliato la recinzione della casa vicina, disabitata, poi forzato una portafinestra. «Non ho avuto paura, quella mi è venuta dopo — aggiunge Leda —. D’ora in poi uscirò senza alcun gioiello anche perché tutto quello che avevo l’ho già portato in banca in delle cassette di sicurezza. La cassaforte, che non sono riusciti ad aprire perché servivano più chiavi in sequenza, adesso la lascio aperta, magari con una bottiglia di vino dentro». Leda ha parlato a lungo con uno dei rapinatori: «Aveva un accento pulito, parlava in italiano corretto, non di bassa cultura — conclude —. Adesso devo pensare a cosa fare. Abito qui da tanto, sono autonoma, mi mantengo viva con tanti interessi. Non voglio cambiare le mie abitudini ma la paura, quella sì, mi è venuta dopo».c.d.

 

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