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Acerra-differnziata(Fonte: RovigoOggi) - Dopo le polemiche sollevatesi dal territorio il presidente e il direttore di Ecoambiente rompono il silenzio stampa e spiegano il loro operato. Massimo Nicoli e Giuseppe Romanello rigettano le accuse ricevute dai sindaci e dai cittadini - Hanno aspettato il tempo necessario per replicare a tutto, il polverone

che si è alzato in merito alla questione rifiuti con il nuovo piano di raccolta. Massimo Nicoli presidente di Ecoambiente e Giuseppe Romanello direttore si dicono trasparenti sulla gestione del servizio e rigettano le accuse che alcuni sindaci e sindacalisti hanno sollevato nell’ultimo periodo.

Polemiche strumentali, sono state definite così le accuse che il mondo della politica ha sollevato sull’entrata in vigore del nuovo piano rifiuti che Ecoambiente ha adottato dal primo febbraio. Sino ad oggi, martedì 11 febbraio, sia il presidente Massimo Nicoli che il direttore Giuseppe Romanello sono stati in silenzio stampa ed hanno aspettato il momento adatto per rispondere alla lamentele di una parte di sindaci che hanno riscontrato un aumento della tariffa, i servizi di raccolta stravolti, la mancanza di sacchetti per il secco, oltre ad alcune modifiche tecniche riguardanti i dipendenti. 

In estrema sintesi Ecoambiente, dopo una sperimentazione pilota avvenuta a settembre in cinque comuni di bacino: Canda, Castelguglielmo, Porto Tolle, Salara e Villanova Marchesana, ha deciso di applicare a tutti i clienti, i 50 comuni della provincia, tutte le modifiche: raccolta del secco ogni due settimane, il vetro ogni due mesi, eliminazione della distribuzione dei sacchetti, distribuzione dei contenitori come la norma prevede. Oltre a capire se il nuovo sistema avrebbe funzionato in Ecoambiente si è lavorato per omogeneizzare il servizio di raccolta. Prima della nascita dell’azienda unica, Asm spa con il ramo rifiuti si occupava del servizio esclusivamente nel comune capoluogo, Ecogest invece di tutti gli altri comuni della provincia, quest’ultima però andava a trattare il servizio comune per comune e quindi non vi era omogeneità del servizio. 

L’impostazione aziendalistica che Nicoli e Romanello hanno dato ad Ecoambinete ha prodotto una uniformità del servizio per l’ottimizzazione dei costi, perchè Ecoambiente entro il 2015 deve portare un risparmio di bilancio di 3,5 milioni di euro e con le novità introdotte dal primo febbraio 2014, è già arrivata ad un risparmio di circa 1,5 milioni di euro. L’ottimizzazione dei viaggi di raccolta, la scelta di non consegnare più i sacchetti ha generato un risparmio, quindi ci sono stati comuni dove la tariffa è aumentata ed altri dove la tariffa è diminuita. “Tutto questo lo abbiamo spiegato pubblicamente ai sindaci o loro delegati lo scorso dicembre ad una riunione pubblica che si è tenuta nel comune di Rovigo - afferma Romanello - tutti erano preparati a questo nuovo cambio di gestione del servizio tanto che a dicembre alla presentazione abbiamo ricevuto solamente complimenti e nessuna lamentela. Se ci sono dei comuni che vogliono ugualmente distribuire i sacchetti noi glieli forniremo ma sarà una scelta politica di quel comune e non di Ecoambiente e nella tariffa che andremo a fatturare al comune vi saranno anche i costi dei sacchetti”. 

"Polemiche strumentali", il presidente Massimo Nicoli non intende dare seguito a questa situazione. Anche l’intervento della Cgil riguardo all’incremento del carico di lavoro cui i dipendenti sarebbero soggetti alla raccolta dei rifiuti per la diminuzione del numero dei passaggi o dello spostamento degli undici dipendenti da Rovigo a Adria non trova appiglio nelle risposte che la direzione dell’ente fornisce: “Il carico di lavoro rimane lo stesso per ogni singolo lavoratore - afferma Romanello - se prima raccoglieva un sacchetto per famiglia ora ne raccoglierà due, ciò significa che il camion sarà pieno prima. Lo spostamento dei lavoratori è stato dettato dalla necessità di equilibrare le forze lavoro nel comune Bassopolesano. - spiega Romanello - solamente la Cgil ha avuto delle remore. E’ vero che otto dipendenti non erano volontari ma il loro tragitto casa lavoro al massimo è stato allungato di due chilometri”.

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