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570434431(Fonte: La Voce di Rovigo - Marco Randalo) - Emergenza casa -  Nello scroso biennio eseguiti in città 62 sgomberi ai danni stranieri - Alloggi Ater, uno su dieci non paga l’affitto ma le espulsioni nel 2013 sono state soltanto sei - Un inquilino su dieci non paga l’affitto all’Ater.

Ma, in un intero anno (il 2013) sono stati soltanto sei gli sfratti eseguiti in tutta la provincia di Rovigo. Sono questi i numeri ufficiali forniti dall’agenzia territoriale per l’edilizia residenziale per quanto riguarda la situazione degli alloggi di propria competenza in Polesine. Nel dettaglio, l’Ater spiega di aver fatto eseguire tre sfratti per morosità e altrettanti per occupazione abusiva. Eppure il fenomeno del mancato pagamento degli affitti è molto più esteso di quanto potrebbe sembrare guardando questi numeri, che descrivono - pur della drammaticità dei singoli casi - quello degli sfratti come un problema abbastanza circoscritto, almeno per quanto riguarda l’edilizia pubblica. Il tasso di evasione dall’affitto, infatti, tocca addirittura quota 11,48%. In pratica, ogni dieci famiglie, una non paga il canone di locazione. Con mancati introiti per l’Ater polesano, nel 2013, per 603mila euro. E stiamo parlando, appunto, di un singolo anno: “Se dovessimo considerare lo storico, la cifra, e la relativa percentuale, sarebbe addirittura spaventosa”, confessa senza entrare nel dettaglio il direttore dell’Ater provinciale Franco Rossi. Che poi spiega come, in un anno, siano stati 102 gli alloggi assegnati, in tutta la provincia. Centodue famiglie che hanno avuto una nuova casa. A fronte, però, di un vero e proprio oceano di richieste. A punto che il direttore stesso non fosse in grado, ieri, di dire a quanto ammontassero nel complesso le 50 liste d’attesa (una per ogni comune) per gli alloggi Ater in Polesine. Solo per darne la dimensione: nella sola Taglio di Po, che conta 8.500 abitanti circa, sono 38 le domande per vedersi assegnare un alloggio popolare che giacciono inevase. A Rovigo le domande validate che compongono la graduatoria (bloccata dal comune all’anno 2011) sono ben 329. E via così: a spanne, il totale delle richieste “in coda” dovrebbe superare abbondantemente le mille unità. Ma - come detto - in un anno soltanto un centinaio riescono ad essere soddisfatte. Una su dieci. E intanto, la coda dei richiedenti si allunga. Ma non c’è soltanto l’edilizia pubblica. Nel settore privato gli sfratti sono quasi all’ordine del giorno. Più difficile qui trovare dati certi per fotografare il fenomeno nel suo complesso. Non si può che guardare il dito, per cercare di capire almeno come sia fatta la luna. Nella sola Rovigo città sono stati 62 gli sfratti eseguiti nel biennio 2012-2013. Uno ogni undici giorni. “Il problema dell’alloggio - spiegava l’assessore al sociale di palazzo Nodari Gianni Saccardin durante la presentazione dell’ultimo report periodico sull’emergenza casa - grava soprattutto sulle famiglie di immigrati”. Su 62 sfratti eseguiti, infatti, soltanto 22 riguardavano famiglie italiane. In pratica, una ogni tre. “Gli sfratti - spiegava ancora Saccardin - hanno coinvolto 84 minorenni e sette anziani”. La risposta del comune, di fronte a questa situazione, si articola lungo tre direttrici. Ci sono le case Ater - appunto - le cui graduatorie a Rovigo sono state sospese per tre anni (si riprenderà dal 2015) per poter soddisfare le domande in giacenza: l’attesa, dalla presentazione dell’istanza alla consegna delle chiavi dell’alloggio, infatti, aveva superato i 36 mesi. E poi ci sono le graduatorie d’emergenza (la cui “quota riservata” è stata alzata, in via eccezionale, dal 15 al 25%), e mobilità (da una casa Ater e l’altra). Infine, la carta alloggi comunali (un centinaio, di cui un quarto, però, sono di proprietà Erp e devono perciò seguire i criteri di aggiudicazione Ater). In linea di massima, comunque, questi appartamenti vengono assegnati in base ad una graduatoria dinamica, aggiornata di mese in mese dalla commissione composta da assessore, dirigente comunale, consiglieri di maggioranza e opposizione e sindacati. Una “classifica” che viene stoppata, per procedere con l’assegnazione, soltanto quando ci sono alloggi disponibili (cioè lasciati liberi e ripristinati dal settore comunale dei lavori pubblici).

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