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domenico romeo

Non ha indetto conferenze stampa per 10 anni. Ieri Domenico Romeo, esponente del Pd, è tornato a parlare togliendosi sassolini e

macigni dalla scarpa, attaccando direttamente il segretario, e onorevole del Pd, Diego Crivellari e il consigliere regionale Graziano Azzalin. Un affondo duro, senza mezzi termini, contro quella che lui definisce “cricca ristretta di beneficiari di pubblici privilegi”. Romeo, che ieri ha festeggiato 74 anni, squaderna sul tavolo del dibattito politico i vecchi accordi congressuali del Pd, “in modo - dice - che si sappia come sono andati i fatti, che non vengano travisati, e che ci si regoli in vista dell’imminente nuovo congresso. Io punto ad un Pd rinnovato”. Insomma scende in campo nell’arena per il rinnovo della segreteria. Anche se spiega di “evidenziare quello che è successo in questi anni”, il suo è un attacco al segretario Crivellari. Definisce la sua candidatura al parlamento un “tradimento”, la sua gestione politica “un fallimento”. Le polemiche degli ultimi giorni “piccinerie fatte da un uomo piccino”. Ma ne ha anche per Azzalin: “La sua visione della politica è stalinista, legittima, ma diversa dalla mia, e io non voglio un partito stalinista, combatterò perché non sia così”. Tradimento L’ex senatore ammette che è “avvilente doversi occupare di politici terrorizzati dalla paura di perdere il potere”. Quindi ripesca le vicende che portarono alla segreteria Crivellari nel congresso di tre anni fa: “L’allora maggioranza fu frutto di un accordo, conosciuto anche a livello regionale e nazionale. Io fui mediatore di quell’intesa che vide eletto segretario Diego Crivellari, gli accordi prevedevano che Gino Spinello e Angelo Zanellato fossero candidati al parlamento e Federico Frigato candidato sindaco per Rovigo. Invece il 30 dicembre scorso si è consumato il tradimento. Crivellari è venuto meno all’impegno preso solennemente, ha rinnegato l’amicizia e la corrente di Spinello e si è fatto candidare per la Camera”. Poi, secondo Romeo, Crivellari avrebbe allargato la maggioranza al gruppo di Azzalin uscito sconfitto dal congresso: “Tutti accordi per il potere”. Il primo bersaglio però resta l’onorevole del Pd: “Incoerente e meschino: a Rovigo giurava sul rispetto dell’impegno assunto e di sostenere le candidature concordate di Spinello e Zanellato, a Roma tramava per ottenere un posto sicuro alla Camera, sacrificando così un secondo posto per il Polesine”. Lo definisce “Bruto nostrano. E se questo è il rinnovamento viva la gerontocrazia” Fallimento Altra chiave di lettura per giudicare la situazione politica del Pd per Romeo è “il fallimento della gestione Crivellari: con lui il Pd ha perso le elezioni amministrative a Rovigo, si è fatto cacciare dagli enti di gestione dei servizi locali, ha scarso peso nell’amministrazione provinciale, ha portato all’isolamento completo del Polesine, allo scollamento del Pd col mondo economico e del lavoro, alla gestione deficitaria del partito”. Una bocciatura su tutta la linea. A chi fa notare che Romeo, ha sostenuto fino a pochi giorni fa la segreteria Crivellari, con sua figlia Nadia nel ruolo di vicesegretario, ribatte: “Esco adesso per chiarire come sono andati i fatti e per ripartire, col nuovo congresso, con un Pd rinnovato”. Famiglia Romeo difende anche sua figlia Nadia: “persona dal cristallino comportamento” e suggerisce a Crivellari e Azzalin di “usare un efficace abrasivo e lavarsi la bocca prima di pronunciare la parola Romeo. Definirci con disprezzo “I Romeo” è una bassezza. Io non ho mai fatto riferimento alle famiglie “Crivellari e Azzalin”. Congresso Romeo non esclude di impegnarsi per un nuovo vertice del Pd, “ma io - precisa - ho fatto politica solo dal 1980 al 1994, sono stato eletto, non nominato, senatore senza padrini politici nazionali e regionali e senza potentati economici”. Ammette che si sta lavorando per un congresso che non faccia diventare il Pd un partito “stalinista”. Mi piace Renzi, sì, ma voglio capire quali sono le sue idee, che partito vuole, se una socialdemocrazia di tipo tedesco, allora ci siamo. Se un comitato elettorale di tipo americano, allora no”. E ancora: i Giovani Turchi? “Da quando sono andati in televisione il partito ha perso consensi”. “Ora la maggioranza è azzerata, si riparte da zero per il nuovo congresso, ma serve un indirizzo politico chiaro”. Poi i propositi di battaglia: “Io non sono uno che porge l’altra guancia”.

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