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FRUTTETOVILLAMARZANA IL GUP HA RINVIATO A GIUDIZIO PER LA MORTE DI STEVANIN, CHE LAVORAVA IN UN FRUTTETO. Secondo i rilievi dello Spisal, il luogo dove il 43enne lavorava era poco aerato.

Secondo i rilievi dello Spisal il frutteto coperto da una rete antigrandine era poco arieggiato e mancavano alcune misure a tutela della salute dei lavoratori. Per cui, nonostante l’ondata di caldo africano che a fine agosto del 2011 colpì tutto il Polesine, secondo il giudice per l‘udienza preliminare potrebbe esserci la negligenza del datore di lavoro dietro la morte di Riccardo Stevanin, l’uomo di 43 anni che morì per un colpo di calore mentre raccoglieva frutta. Ora il titolare dell’azienda Tibaldo di Costa di Rovigo dovrà rispondere di omicidio colposo. Il gup Pietro Mondaini ha infatti deciso per il rinvio a giudizio basandosi sui rilievi dei tecnici d’ufficio secondo i quali non sarebbero state predisposte tutte le cautele antinfortunistiche legate, ad esempio, all’adeguata aerazione del frutteto in cui Stevanin lavorava. I rilievi tecnici erano stati predisposti dopo la morte di Stevanin, che aveva sconvolto il Polesine, perché era la quarta vittima del caldo che si registrava in quella stagione, con 36 gradi di media. Stevanin, appassionato di cinema ed esponente di Cinegap, raccoglieva pere in un frutteto il 24 agosto in una serra di Gognano di Villamarzana. In base alla ricostruzione degli ispettori dello Spisal è emerso che Stevanin era tornato al lavoro nell’azienda Vivai Tibaldo dopo la pausa pranzo. Sopra gli alberi era steso un telo antigrandine ed è probabile che questo accorgimento abbia ridotto la circolazione del’aria e aumentato, quindi la percezione del caldo, già soffocante in quelle torride giornate di fine agosto. Stevanin, quindi alle 14.30 circa avrebbe detto di sentirsi poco bene, una collega gli avrebbe suggerito di sedersi all’ombra e riposare, ma lui avrebbe spiegato che preferita andare a casa, con sè aveva una bottiglietta di acqua. A questo punto si sarebbe allontanato dal frutteto per andare ad avvisare il datore di lavoro. Lungo questo percorso però già in stato confusionale per il colpo di calore sarebbe svenuto. Lo stesso datore di lavoro diede l’allarme e allertò il 118. Stevanin morì in ospedale a Rovigo. “L’uomo lavorava in campagna, all’aria aperta - contesta il legale della difesa Marco Petternella - questo è un processo che nasce da una serie di equivoci che a questo punto saranno dipanati in udienza”.Ketty Areddia

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