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PIANO DI RIORDINO TERRITORIALE VENETO - Nuova geografia amministrativa con Unioni e Fusioni, un cambiamento storico che garantisce i servizi ai cittadini risparmiando grandi cifre.

(da RovigoOggi - 8 agosto 2013)

La Regione Veneto è la prima in Italia ad aver approvato il Piano di riordino territoriale

con il quale, attraverso fusioni ed unioni dei comuni, si configurerà una nuova geografia amministrativa del territorio. Il risparmio delle risorse è garantito, con la riduzione dei livelli di governo da 11 a 4. I comuni dovrebbero passare da 581 a 150. In Polesine le forme associate sono previste con almeno 8mila abitanti, eccetto quella che potrebbe comprendere il comune capoluogo che dovrà avere una base di 20mila persone.

Venezia - ''Il Veneto ha attualmente 581 Comuni. Bisogna avere il coraggio di ridurli a 150''. Il governatore del Veneto Luca Zaia ha le idee chiare su come dovrà essere il Veneto di domani, e insieme all'assessore regionale Roberto Ciambetti ha presentato il piano di riordino territoriale approvato nell'ultima seduta di giunta con il quale si dettano le linee guida ai Comuni che obbligatoriamente, dal 1 gennaio 2014, dovranno gestire in forma associata le funzioni fondamentali. Il risparmio sarebbe di circa un miliardo di euro. ''Va conservata la dimensione identitaria dei municipi, ma per tutto il resto bisogna operare secondo il criterio della distrettualizzazione amministrativa'' ha puntualizzato Zaia. ''La storia non è mummificata come le cartine geografiche - ha concluso Zaia -. Il futuro del Veneto sarà quello di ridurre sempre di più il numero dei comuni, di aggregarli, in maniera tale che ci sia un risparmio di risorse''. Due le parole d’ordine che emergono dal piano: Unioni e Fusioni. “Le Unioni, comprese quelle montane – ha spiegato l’assessore Ciambetti (foto a lato con il Governatore Luca Zaia) –, si realizzano più agevolmente e, insieme alle Convenzioni che sono un’altra forma agile di gestione associata, rappresentano sicuramente la scelta ottimale per i Comuni che debbono rispettare il termine ravvicinato del prossimo 31 dicembre fissato dalla normativa statale. Ma nel medio e lungo periodo, soprattutto le realtà più piccole, è alla fusioni che dovranno puntare, per far fronte in modo strutturale al drastico taglio dei trasferimenti e garantire ai propri cittadini l’erogazione dei servizi essenziali”. Il nuovo assetto che verrà presto a determinarsi attraverso l’attuazione del Piano, non interessa solo i Comuni ma tutti gli enti di gestione del territorio, prevedendo una riduzione dei livelli di governo che dovrebbero passare dagli attuali 11 a soli 4, in una logica di riordino e razionalizzazione complessiva, che determinerà di fatto una nuova geografia politico - amministrativa del Veneto. 4 milioni di euro le risorse messe a bilancio nel 2013 a favore delle forme di gestione associata, “con i quali – ha precisato l'assessore – andremo a premiare solo chi deciderà di seguire virtuosi percorsi di aggregazione: abbiamo scelto, cioè, la strada di incentivare rispetto a quella di obbligare”. Le forme di gestione associata dovranno avere una dimensione demografica minima, diversa in relazione alla macro area geografica di riferimento: in area montana e parzialmente montana, la dimensione minima delle gestioni associate è fissata in 5.000 abitanti; in quella ad elevata urbanizzazione, almeno 20.000 abitanti; nell’area del cosiddetto basso Veneto, quindi il Polesine, 8.000, abitanti; nel Veneto centrale la soglia minima associativa è fissata in 10.000 abitanti. “Il futuro istituzionale e amministrativo passa inevitabilmente attraverso processi come quello che noi abbiamo avviato - conclude Zaia - e che rappresentano un modello per tutte le altre Regioni. Anche in questa riforma epocale siamo i primi in Italia”. 8 agosto 2013

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