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tiziano galanteOMAGGIO A MUHAMMAR GHEDDAFI

NOBILE CAVALIERE DELLA GIUSTA CAUSA, SELVAGGIAMENTE E MORTALMENTE AGGREDITO  DA UN'ORDA FAMELICA D'IMMONDI RATTI

(scritto da Tiziano Galante)

PREMESSA

Il titolo potrebbe apparire più consono ad una disquisizione letteraria, avente per tema un eroe. Senonchè

qui stiamo trattandone uno per niente immaginario, quanto mai reale. Come tutti gli eroi, non ha fatto genericamente storia, bensì una grande storia. Caduto con onore da martire, si è guadagnato gloria eterna nella sua terra nativa ed altrove riconoscenza da chi ama la verità. Gli va dunque tributata non una  celebrazione qualsiasi, ma epica, leggendaria delle sue gesta in termini di narrazione e versi poetici.

         Ad occidente non si pretende di respirare il medesimo pathos, di sentir scorrere nelle vene la stessa passione di chi non ha mai abbandonato nella buona e nella cattiva sorte il Padre della Patria libica. Faccio comunque del mio meglio per offrire il mio tributo a chi si è coraggiosamente quanto altruisticamente sacrificato per il suo stato, il suo continente, l'intero mondo sfruttato.

DISINFORMAZIONE

Non si possono pretendere dai briganti imperialisti princìpi morali e nemmeno ammissioni su cosa vanno a fare in giro per il mondo.

         Analista geopolitico su Repubblica, perfino Lucio Caracciolo ha definito la guerra libica “collasso dell'informazione”.

         Prime imputate sono ONG apparentemente insospettabili, con le migliori credenziali come Amnesty International. Così mascherate, riescono ad ingannare meglio sull'effettiva realtà. Da noi hanno disinformato così efficacemente da far   meno qualunque mobilitazione pro legittimo governo libico, da non ostacolare in alcun modo l'aggressione ad un popolo intero. Solo 8 anni prima vi erano state imponenti manifestazioni pro Irak.

         2 marzo 2011. Aveva voglia Gheddafi di invitare nel suo paese ispettori internazionali per smentire il castello di menzogne costruitogli addosso.

         Al loro posto scrivevano giornalisti 'embedded' ovvero intruppati dai militari per scrivere sotto dettatura, invece di registrare gli umori popolari ovvero quelli che danno il polso della situazione. Per fingere indipendenza, quei giornalisti compravano interviste disgustosamente calunniose. Ad es. sotto la presunta tirannia di Gheddafi si sarebbe morti per fame, sarebbero state assenti università ed ospedali. Cominciata la guerra, i soldati avrebbero bombardato le folle manifestanti contro il loro presunto dittatore, in definitiva si sarebbero scagliati contro il loro stesso popolo. Non si è temuto nemmeno di sfidare il più elementare buon senso col viagra distribuito ai soldati per violentare le proprie donne. Come può un esercito reclutato  presso il suo popolo andargli contro in questo ridicolo modo? Stragi e stupri caratterizzano unicamente eserciti che invadono territori nemici.

         Ormai le televisioni non possono più raccontare le solite storielle sulla situazione italiana, poiché la gente tocca con mano una realtà opposta. Ma posson o raccontare quello che vogliono su quello che accade altrove. Così prima in Libia e poi in Siria si spacciano per ribelli mercenari stranieri, i soli in grado di commettere crimini contro un popolo a loro appunto straniero.

         Nella miglior opzione si sono accontentati di dipingere Gheddafi come dittatore sbruffone ed altezzoso. Era caduta nell'inganno anche la giornalista francese Yvonne Di Vito, finchè fu invitata e ricevuta dal presidente in persona (ne accennerò fra poco).

         Su Rai 3 la trasmissione Presa Diretta aveva brillantemente denunciato la congiura Nato-UCK (mafiosi kossovari) contro i Serbi. Avevo qualche motivo per credere ad un'inchiesta altrettanto seria sulla Libia il 2 aprile 2012. Invece dall'inizio alla fine fu sollevata un'incredibile litania di accuse contro quello stato legale.

         Perchè trattamenti opposti verso due stati ugualmente aggrediti? Facile rispondere. Dietro il satellite serbo sta il pianeta russo e Russia significa materie prime a noi indispensabili, da cui il rispetto. La repubblica socialista libica era stata abbandonata da tutti, per cui si era ridotta a debole preda contro cui sentirsi autorizzati ad infierire come lupi assatanati.

FONTI D'INFORMAZIONE

www.statoepotenza.eu/2837/a-tu-per-tu-con-yvonne-di-vito     8-2-2012

Questo sito ne richiama un altro specifico della giornalista  www.libyanfriends.com.  dove appare il suo diario dettagliato, corroborato da hard disk sul soggiorno libico. Con la sua coraggiosa denuncia si sono congratulati da tutto il mondo – compresi libici, africani e serbi che hanno già sperimentato i “bombardamenti umanitari” sulle loro teste. Intervistata dall'emittente Russia Today, la giornalista ha dovuto subire una forsennata reazione - offese, minacce e perfino aggressioni - da “manifestanti pacifisti”. Vuol dire che ha colpito nel segno.

         Fulvio Grimaldi è stato cacciato da ogni televisione di destra e sinistra perchè ha l'incorreggibile 'vizio' di raccontare la verità nuda e cruda, invece di versioni addomesticate e ricevibili dalle plebi. Anche lui ha dovuto mettersi in proprio sul sito www.mondocane.....Suoi resoconti, accompagnati da inoppugnabili filmati, provengono in diretta dal teatro bellico libico.

         www.stampalibera.it cita testimoni diretti come l'operaio siciliano che si firma salvoetna e l'ingegnere Eni Guido Nardo.

         Altri siti specificamente internazionali www.Aurora...... ed in inglese l'ancor più approfondita Global Research.......Grazie ad internet è ancora possibile sbugiardare i poteri  occidentali.

         Questa libertà di stampa è tollerata dai nostri poteri finchè si mantiene entro un pubblico circoscritto. Ma non sarà mai da escludere la censura, prendendo a pretesto pornografia e violenza dilaganti e che comunque rispecchiano questo marcio sistema.

         Fregandosene di qualunque autorità spirituale, il nostro mondo mediatico ha snobbato pure il vescovo italiano di Tripoli, monsignor Martinelli, testimone troppo diretto e scomodo.

         Un fratello insegnante cita due studentesse provenienti dalla Costa d'Avorio, che certamente conoscono l'Africa meglio di noi. Veniamo così a sapere che l'intero continente esultava per Gheddafi ed ora lo piange.

COSA AVEVA FATTO PER L'AFRICA

L'aveva fornita di un satellite indipendente col quale telefonare gratis, liberandosi di quello costoso UE.

         Non avendo mai voluto aderire ai regolamenti internazionali favorenti l'occidente, stava disinvestendo dalle sue banche occidentali i capitali libici, per dirottarli verso il progettato fondo monetario africano, fuori dalle grinfie ricattatorie del FMI – fondo monetario internazionale.

         Dai ricchi forzieri statali stava per prelevare l'oro necessario a battere nuova, vera moneta – il dinaro aureo. Esso sarebbe stato entusiasticamente accolto dai governi africani in pagamento per le loro sterminate risorse naturali, sì da arricchire rapidamente quanto abbondantemente i loro popoli.

         Sarebbero sparite all'incanto le pseudomonete occidentali, in quanto smascherate nel loro vero valore: carta straccia iperinflazionata, senza alcuna copertura aurea. Con loro sarebbe finito il prestito ad usura per ricattare e rubare beni reali altrui.

         A quel punto si sarebbe aperta la strada a qualunque grandioso progetto. Si intendeva sviluppare trasporti aerei, marittimi e soprattutto terrestri. L'idea-chiave consisteva nella ferrovia che dalla Libia sarebbe dovuta arrivare al Sudafrica; su quella via maestra si sarebbero innestate diramazioni trasversali che avrebbero dato vita ad una fitta rete di trasporti. Materie prime locali sarebbero state lavorate sul posto e poi come prodotti semilavorati o finiti spediti ovunque. Ne sarebbero derivati intensi flussi mercantili ed umani. Sarebbero state riconosciute proprietà, imprenditoria economica e commercio, da svilupparsi entro determinati paletti stabiliti dalla legge nell'interesse generale. Investimento agricoli, industriali ed energitici avrebbero condotto all'integrazione continentale. La ricchezza africana sarebbe finalmente rimasta in mano agli Africani.

         Passaggi concreti dell'unificazione. Il 4 febbraio 1998 fu inaugurata a Tripoli  una mini-unione africana, la comunità economica degli stati del Sahel e del Sahara comprendente Niger, Burkina Fasu, Mali, Ciad, Sudan. Fu riconosciuta dall'Unione Africana e sempre più stati si mostravano interessati al progetto. Nel 2009 la Libia  univa ben 28 paesi ovvero la metà settentrionale del continente, 350 milioni di persone. Il processo integrativo procedeva rapido ed imponente, con travolgente successo.

         La ragione di ciò è facile da capire. Nell'unione in fieri la quota annuale libica arrivava al 15% ovvero miliardi di dollari per aiutare piccoli e poveri stati, per far crescere ed armonizzare i diversi sistemi scolastico-culturali, scientifico-sanitari e soprattutto socio-economici, diritti e doveri. 

         Personalmente ho avuto un'eco di tutto ciò da un medico di base nigeriano. Subito prima dell'improvvisa quanto imprevista aggressione, assieme ad altri influenti africani residenti in Italia era stato invitato ad un convegno libico su come far tornare e reinserire nei paesi d'origine gli emigrati meno fortunati. Da una parte ciò avrebbe diminuito i nostri problemi, dall'altra avrebbe risparmiato ulteriori tragedie a chi altrimenti avrebbe dovuto emigrare.

         Gheddafi ambiva dunque a traghettare quelle terre ancestrali – culla dell'umanità – verso uno sviluppo fondato sulle risorse colà disponibili, relativo al continente, meno impattante sull'ambiente che trasferire merci da un capo all'altro  del mondo.

         L'unione economica-politica-militare avrebbe affrancato l'Africa dalla sudditanza imperialista altrui, emancipandola da un senso d'inferiorità a torto ritenuto connaturato.

         Si è capito ora cosa stava facendo il personaggio in questione? Magari il mondo avesse altri come lui, certamente non sarebbe così malridotto.

         I banchieri occidentali chiamano la loro creatura Unione Europea. Eppure nessuno vuole farne parte, poiché sta esercitando un'intollerabile tirannia. Tutti vogliono tornare ai vecchi stati nazionali indipendenti e sovrani. Popoli contro banchieri: forse quest'ultimi sono arrivati al capolinea della loro storia durata anche troppo.

         Alla fasulla UE - che rovina, invece di aiutare – si contrapponeva un'effettiva ed ascendente Unione Africana che i nostri invidiosi banchieri non volevano permettere e dovevano stroncare sul nascere.

NEMICI E AMICI DEGLI AFRICANI

Sono i colossi agro-industriali occidentali che in vari modi rovinano i contadini indigeni assieme al loro habitat naturale. Alcuni stati cercano di difendersi, ma sono sopraffatti dalla Nato se abbandonati dai loro protettori – Russia e Cina. Questi stati possono invece armare alla chetichella movimenti guerriglieri, come sta accadendo in Niger ed un po' in tutta l'Africa. In qualunque caso l'entrata occidentale comporta  ondate di profughi.

         Quelli che arrivavano in Libia potevano optare per l'attesa, in vista di essere sistemati nelle terre resesi disponibili con l'irrigazione: esattamente  per  questo motivo da là si emigrava poco. Proprio per averci risparmiato immigrati – che sono una risorsa unicamente per lo sfruttamento capitalista -  avremmo dovuto mostrare riconoscenza a Gheddafi. 

         Invece è stato pure malripagato, accusato di maltrattamenti in presunti lager. Ma quando non si esibiscono prove concrete, si calunnia, si offende e si aggredisce. Prova ne siano rifugiati eritrei, fatti credere internati e torturati. Di ciò essi non diedero alcuna conferma quando arrivarono in Italia e furono intervistati dal TG3 nell'estate 2010. 

         Ma lasciamo perdere specifiche contestazioni che valgono quel che valgono.  Guardiamo piuttosto l'intera politica operata da Gheddafi, per trarre una conclusione ovvia: come poteva trattare male gli Africani se si stava già prodigando per loro fino a preoccuparsi per quelli già emigrati in Europa?

         Se nei provvisori campi di raccolta erano maltrattati, ci sono elementi pesantemente indiziari: quanti in seguito infierirono su chi aveva la pelle nera, accusati a priori di essersi schierati con Gheddafi. 

         Davanti alle accuse di cui era oggetto, ugualmente egli si sentì in dovere di fare pubblica ammenda: avrebbe esercitato stringenti controlli affinchè non si verificassero più spiacevoli episodi.

         Ma che dire di coloro che in occidente lo hanno accusato? Dichiarando guerra alla Libia, tutti i profughi colà raccolti sono stati costretti a scappare da noi, aggiungendosi per la prima volta anche quelli libici. Nel fuggi-fuggi generale sono affondate strapiene carrette del mare. La contigua flotta Nato nemmeno si scomodava ad imbarcare chi era finito in mare e poteva essere tranquillamente salvato. Il  comando angloamericano vietava anche alle nostre navi militari di portare aiuto,  creando problemi di coscienza per i nostri ufficiali, improvvisamente illuminati sulla vera natura della missione libica. 

         Pur colpiti da una crisi che falcidia i loro introiti, proprio ai pescatori siciliani toccava sospendere il lavoro per prodigarsi nei soccorsi. Colmo dei colmi, hanno pure rischiato l'incriminazione per favoreggiamento clandestini. Non si può avere alcun rispetto per leggi così infami.

         Chi è riuscito a sbarcare in Italia si è trovato davvero in famigerati lager, in condizioni tanto disperate da rivoltarsi e tentare la fuga. Forcaiolo è stato il nostro governo, proprio mentre si accusava l'innocente Gheddafi.

COSA HA FATTO PER IL SUO POPOLO

Gli abbondanti introiti petroliferi sollevavano dall'indebitamento con le banche occidentali. Senza codesto assillo la banca di stato libica erogava prestiti senza interessi. Tutte le banche ispirate a principi islamici vietano l'interesse e per questo motivo assai convincente sono malviste dalle nostre istituzioni bancarie

         Lo stato libico non faceva pagare tasse e dal 2010 trasferiva una parte delle rendite petrolifere sui conti correnti della popolazione, sicchè ogni cittadino si trovava gratuitamente sovvenzionato. A chi si sposava toccavano 60.000 dinari, equivalenti a 60.000$ USA; alla madre 5.000$ per ogni neonato. Il reddito pro capite annuale ammontava a 17.000 euro. Lo stesso rapporto ONU per il 2010 riconosceva alla Libia il primato africano per benessere e giustizia sociale.

         Gratuite erano tante cose. Abitazioni con acqua ed elettricità erano già state costruite a decine di migliaia, mentre altre erano in costruzione e tutte di 150-200 metri quadri. Cure mediche avevano condotto a bassissima mortalità neonatale ed infantile. L'istruzione arrivava al perfezionamento postuniversitario all'estero, ma anche in patria le università erano ben attrezzate ed organizzate. I laureati erano pagati ugualmente se non trovavano lavoro. L'alfabetizzazione era passata dal 6 all'80%, di cui 25% laureati. Analfabeti volontari rimanevano anziani prevalentemente residenti in zone marginali. Terra e sementi, bestiame ed attrezzature agricole con relativi edifici erano elargiti a chi puntava ad agricoltura ed allevamento.

         Le automobili importate erano vendute a prezzo di fabbrica, poiché il governo non si sognava di lucrare sulle richieste popolari.

         Il costo della vita era ridotto ai minimi termini: benzina a 0,14 $ al litro, 40 pagnotte di pane 0,15$ ovvero praticamente gratis (mentre da noi si comincia a patire  la fame).

         Lavori sgraditi e logoranti erano fatti da 1,5 milione d'immigrati, che non entravano in concorrenza e non toglievano posti di lavoro come da noi.

         Anche se il clima torrido è estremamente sfavorevole all'esistenza, ugualmente condizioni agiate provocarono un'impennata nell'aspettativa di vita: da 40 ad oltre 70 anni.

         Da noi si vorrebbe far credere all'aumentata età media, col sordido fine di assegnare pensioni il più tardi possibile. Eppure le epigrafi testimoniano il contrario, mentre ci si ammala sempre prima. Non ci vuol molto a capire questa reale tendenza. Disoccupazione o in alternativa disumano sfruttamento lavorativo, costo della vita in rapido aumento, crescente incapacità a sostenersi nella vita quotidiana ed immiserimento, essere lasciati soli ed abbandonati ai propri problemi colpiscono nel morale non meno del fisico.

         Quella Libia era un sogno da far invidia a tanti occidentali. Ora i suoi abitanti sono improvvisamente precipitati in un incubo che noi non siamo in grado di immaginare, perchè ci stanno abituando lentamente al peggio.  

Grazie al capitale accentrato in mani statale, la Libia stava avviando colossali infrastrutture, tali da non rendere il paese secondo a nessuno.

         Da fine anni '80 decollò il progetto great manmade river - grande fiume costruito dall'uomo. Pescando da un'immensa sorgente sotterranea, si sono costruite due tubature in acciaio massiccio larghe 4 metri ed interrate per mantenere l'acqua fresca. Fatta affluire alle zone costiere, avrebbe risposto a più esigenze sociali.

         Non serviva solo a dissetare la popolazione. Stava per irrigare vaste estensioni desertiche, trasformandole in rigogliose coltivazioni (tale è l'effetto,incrociandosi acqua e calore solare). Avrebbero dato lavoro e dignitosa esistenza a 20 milioni di volontari, provenienti un po' da tutta l'Africa ed in particolare dal contiguo Egitto. Sarebbe nata una grande potenza agricola, in grado di recare sollievo ad un'Africa affamata. Essa si sarebbe finalmente sbarazzata dalle multinazionali alimentari.

         Tornando a quell'acquedotto, è stato un'opera grandiosa, non a torto definita l'ottava meraviglia del mondo, dopo le 7 dell'antichità. La sua inaugurazione era degna di presenze statali ai massimi livelli: fecero onore dall'Africa e da altri paesi amici nel mondo, non dal mondo occidentale, dove un sottile fondo razzista è duro a morire.

         Dove si concentra la popolazione, lungo la costa era stato appaltato il primo lotto dell'autostrada, non a caso da Bengasi al confine egiziano cioè in quella Cirenaica che si sentiva discriminata. Si era cominciata una ferrovia ad alta velocità.  Grandi e prestigiose opere avrebbero avuto una particolare ricaduta in termini d'immagine, rendendolo fiero di sé e liberandolo dal senso d'inferiorità cui vorrebbe inchiodarlo il nostro colonialismo anche pseudoculturale.

         Un'autostrada ed una ferrovia ad alta velocità hanno senso nella lunga e relativamente popolata litoranea libica. Non vanno bene invece nei nostri territori,  già troppo intasati di vie di comunicazione, ora divenute pure largamente superflue con la crisi in atto.

         Non in Italia, in Libia c'è stato vero risorgimento. Un tempo esisteva un caotico mosaico di tribù suddite ad un re, a sua volta suddito inglese. Nel settembre 1969 i colonnelli operarono il colpo di stato che espropriò le proprietà straniere e le mise sotto controllo statale. Da allora partì la vera indipendenza nazionale, con tribù  amalgamate in popolo cooperante, consapevole di sé.

LA PERSONA NELLO SPECIFICO

Da Barry Strauss “La guerra di Spartaco”, ed.Laterza – pag. 185

“Forse il generale degli schiavi usava un'armatura comune: il lusso non si addiceva ad un uomo che aveva messo fuorilegge l'oro e l'argento”. Con questi comprava il necessario al suo esercito.

         I nostri media non hanno avuto il minimo ritegno nel rispettare almeno l'ultimo atto della tragedia: la caduta di Gheddafi. Anche allora hanno ostentato lo stereotipo sul personaggio, la sua presunta eccentricità nello sfoggiare fin l'ultimo gioiello: a loro dire una pistola d'oro. Ma che prova è esibire un oggetto qualunque ed attribuirlo al tale o tal'altro, fuori da ogni possibile verifica? Evidentemente si considera sufficiente, anzi insindacabile tutto quello che viene da quel dio tecnologico che è la televisione, indipendentemente dalle pagliacciate propinateci.

         Aldilà di infamanti chiacchiere, anche i fatti minuti della vita quotidiana testimoniano in modo cristallino di che pasta era fatto l'uomo..

         Lungi dall'aver dimenticato le origini beduine nel deserto, il colonnello ne andava orgoglioso. Preferiva vivere in una tenda semplicemente arredata e tutt'altro che lussuosa, circondata da centinaia di cammelli e cammellini. A latte di cammella e datteri era abituato per cena. Entrando ospiti graditi come la giornalista Yvonne Di Vito, rinunciava all'abituale poltrona – segno distintivo del suo rango - per accomodarsi su una sedia di plastica come gli ospiti.

         In alternativa alla tenda viveva in casa modesta, molto meno sontuosa del traditore Jibril. Del resto non gli serviva praticare palazzi del potere, avendo da anni rinunciato ad effettivi ruoli politici.

         Distorcenti inquadrature televisive lo hanno dipinto come pazzo megalomane. Insistevano in particolare sulla sua abitudine a circondarsi di fedelissimi vocianti per sollevarne il morale, come se anche questa fosse una colpa.     

         Invece era umile nel conversare. Metteva a proprio agio gli intervistatori, ascoltando e scherzando sui loro racconti e foto di viaggio. Sgombro da pregiudizi, ci teneva ad ascoltare il parere altrui, a confrontarsi su religione e società islamica oltre all'attualità generale. Era ben informato sull'occidente, comprese le note di colore: sorrideva sullo scandalo montato ad arte sul nulla l'ultima volta che visitò l'Italia.

         Una sagace intelligenza era talvolta contraddetta da imprudente ardimento, che gli faceva compiere qualche errore di valutazione sui suoi nemici. Sono stati pagati cari, in termini di vite umane altrui e nella sua stessa cerchia familiare. D'altronde la sua personalità semplice poteva cadere nell'ingenuità di non immaginare a che punto può arrivare la brutalità punitiva nemica.

  

Per Gheddafi i valori tribali – termine autoctono equivalente a comunitari - non erano vuota esibizione esteriore, pose da beduino per la delizia dei nostri telespettatori. Erano autentici, in quanto dovevano ispirare l'esistenza generale, pur se adattati alla modernità. Per quella causa era degno ogni sacrificio, fino alla prova suprema di immolarsi. Tanto basta per tappare definitivamente la bocca ad ogni disgustoso chiacchiericcio. Era mitomane la Guida della rivoluzione libica o chi si è dannato a trasformarlo in mito negativo? Vale di più la venerazione popolare spontaneamente tributatagli o le nostre infamie giornalistiche?

         E' vero che nelle visite di stato in Italia ostentò lusso, scandalizzando gli ipocriti benpensanti. Eppure soprattutto da noi l'abito fa il monaco, si adora l'abbaglio spettacolare particolarmente visibile nelle pubbliche sfilate di moda. Proprio non abbiamo titoli per valutare gli altri. Per giunta non si richiede gran intelligenza a spiegare le sue ostentate esibizioni da noi: anche queste servono a sfatare il pregiudizio sugli Africani semiselvaggi.

DEMOCRAZIA FINTA E REALE

In data 21 – 10 – 2011 Il Resto del Carlino riporta Gheddafi  “Gli Stati Uniti non sono una dittatura, ma un paese terrorista”. A riprova sbeffeggiò la versione ufficiale sull'11 settembre nientemeno che all'assemblea ONU. Figurarsi se quei terroristi potevano dimenticare quello che pure a torto considerano un affronto!

         I banchieri, i governanti occidentali chiamano democrazia la libertà di prendere tutto per sè. Come risultato sarebbero linciati, se fossero lasciati in pasto a popoli esasperati. Quanto più onesto un partito unico governante nell'interesse del suo popolo e proprio per questo chiamato dittatura dai privilegiati.  

         Ad ogni modo Gheddafi non avrebbe avuto alcun problema ad indire libere elezioni con osservatori internazionali perchè avrebbe ugualmente stravinto e dimostrato al mondo intero il suo invidiabile consenso; avrebbe clamorosamente smentito i suoi detrattori occidentali che non potevano accettare una sfida perdente.

Quanto siano prevenuti, viene confermato dalle loro stesse file. Si veda l'intervista rilasciata al Corriere della Sera (10 – 3 – 2011) da Farhat Omar Bengdara, governante la banca centrale libica dal 2006. Andato in esilio volontario dal 2010, è stato nominato vicepresidente Unicredit. Egli mette in chiaro: non pensiate che la Libia si riduca al Rais e che tutti i soldi vadano a lui; il paese funziona attraverso articolate istituzioni. E ricorda: si parlava di fare molte riforme prima che esplodesse quella violenza che ha bloccato tutto. Non precisa quali riforme, sicuramente sgradite ad occidente se furono impedite anzitempo.

         In Libia esisteva già l'unica autentica democrazia, quella diretta. Nei villaggi, quartieri urbani, luoghi di lavoro i comitati popolari facevano pervenire le loro esigenze direttamente al congresso nazionale, dov'erano esaudite nei limiti del possibile. Si evitavano così interferenze burocratiche che, se non bloccavano, rallentavano il percorso decisionale. Una simile istituzione era nota in lingua araba come Jamahiriya, sistematizzata nel Libro Verde della Rivoluzione, scritto dal leader ispiratore.

         Le leggi tutelavano i lavoratori al punto che i nostri padroni supremi dovrebbero provare vergogna, alla faccia dei tanto sbandierati diritti dell'uomo e del cittadino, agenti come foglia di fico per nascondere falsità.

         Le forme democratiche hanno senso quando si riempiono di sostanza. Gheddafi fungeva da buon padre che si prende cura dei figli. Quanto fosse contraccambiato, era evidenziato dalle piazze gremite per i suoi discorsi. Invece i nostri cosiddetti rappresentanti altolocati hanno perso pure il coraggio di apparire in televisione, da quanto sono detestati fino alla morte. Cos'altro possono aspettarsi quando riducono ad un inferno l'esistenza altrui?

         Colui che da noi era spregiativamente chiamato “rais” si identificava col popolo al punto da seguirlo fino in fondo nella sventura generale, nella cattiva sorte.  Li immaginiamo fare altrettanto i nostri dirigenti che col termine democrazia sanno solo sciacquarsi la bocca?

         Il suo operato ha travalicato i confini nazionali per essere raccolto ovunque nel mondo. Appartiene alla schiera di coloro che si sono eretti a campioni dell'antiimperialismo. Non ha chiesto permesso a nessuno nel de4cidere a favore del proprio popolo e nel finanziare i movimenti nazionali in lotta per affrancarsi dalla schiavitù occidentale.

         Troppe iniziative prese in totale indipendenza stavano rendendo il presidente libico insopportabilmente destabilizzante, al punto da doversene liberare ad ogni costo. Fu allettato con un esilio dorato che avrebbe accolto subito se avesse tenuto al lusso di cui s'è tanto favoleggiato.

La sua scelta di vita era ispirata da un sentimento autenticamente religioso: sollecito con tutti i bisognosi, indipendentemente dalle loro opinioni e religioni, era assimilabile ad un perfetto cristiano evangelico.

         Che professasse un'altra religione coi suoi rituali non riveste alcun particolare significato. Anzi il suo islam illuminato era detestato proprio da correligionari oscurantisti, a testimoniare che una sigla religiosa in sé non vuol dire niente. Era detestato pure dal nostro mondo cosiddetto libero, poiché non alimentava il suo stereotipo sullo scontro di civiltà, necessario a giustificare guerre di rapina. Facendo vivere tutti dignitosamente, Gheddafi toglieva ogni pretesto a strumentali conflitti religiosi e portava la pacificazione generale.

         Da noi si pesca nel torbido quando si fraintende volutamente la condizione femminile nel mondo arabo-islamico: Vuoi vedere che quelle donne preferiscono morir di fame, pur di andare agghindate alla maniera occidentale? Vuoi vedere che preferiscono fatue promesse occidentali ai concreti quanto invidiabili diritti già riconosciuti in Libia? Ad ogni modo, anche in base ai nostri miserelli canoni, le donne libiche erano totalmente emancipate almeno nelle aree urbane.

         In ogni tempo e luogo le guardie del corpo si sono dimostrate spesso inaffidabili, congiurando contro i loro capi ed il fatto non era meno vero nel mondo arabo. Gheddafi aveva pieno diritto ad esserne preoccupato. Accettò dunque il suggerimento venutogli dai servizi segreti della Repubblica Democratica Tedesca al tempo dell'Unione Sovietica. A guardia del corpo arruolò 40 donne, sopravanzando l'occidente per emancipazione femminile e scandalizzando non solo il mondo arabo, ma anche il più vasto universo islamico. Però aveva ragione e lo dimostra in particolare un episodio risalente al 1998: una di loro cadde ed altre 7 finirono gravemente ferite per proteggere il leader massimo da un'imboscata in pieno deserto, dove i soccorsi non giungevano tempestivamente. Stava per recarsi via terra in visita di stato in Egitto, essendogli stato precluso dalla Nato lo spazio aereo. Dietro l'attentato stavano gli interessati mandanti occidentale, che più volte ci avevano provato.

         Per aver scelto la guardia del corpo femminile, il presidente fu accusato di libertinaggio perfino in occidente, proprio là dove si mena vanto per liberi costumi. Da noi vengono fatti entrare in campo solo quando fa comodo.

         Qualunque scelta Gheddafi operasse, per partito preso non andava mai bene; doveva essere inchiodato al supplizio di vittima predestinata.

         Si preferiva tacere però su un punto. I governanti libici sospettavano talmente del loro popolo che lo lasciavano libero di andare e tornare dall'estero, di guardare internet e televisioni satellitari. Anzi lasciavano volentieri queste libertà, perchè si conoscessero le infamie vomitate sul presidente. Là non servivano censure, perchè non c'era niente da nascondere, operando con cristallina trasparenza. Invece i nostri media si dichiarano liberi quando compiono sistematiche manipolazioni allo scopo di difendere un sistema criminale ed anzi spacciarlo come il migliore dei mondi possibili.                        

HANNO PREPARATO LA GUERRA

ATTACCHI CONTINUI, MALGRADO LA DISPONIBILITA' A TRATTARE

Il Corriere della Sera del 9 – 3 – 2011 ricorda l'aprile 1986 quando aerei USA lanciarono missili sul palazzo presidenziale a Tripoli, facendo numerose vittime, tra cui la figlia adottiva del colonnello di appena due anni. Gheddafi si salvò in extremis, informato da Craxi. 

         Al largo di Ustica, tra Calabria e Sicilia. Decollati dalla Corsica, caccia francesi dovevano intercettare ed abbattere l'aereo presidenziale libico: un vero e proprio atto di pirateria, con l'aggravante di essere compiuto in territorio straniero e violare la nostra sovranità nazionale. Per fortuna il provvidenziale Craxi sventò ancora una volta il piano criminale, riuscendo ad informare in extremis la scorta aerea libica. Per sfuggire all'imboscata, l'aereo presidenziale fece subito retromarcia e per dargli il tempo necessario ad allontanarsi, i suoi caccia dovettero ingaggiare battaglia con gli aggressori.

         Sulla battaglia in corso fu imposto il silenzio alle nostre stazioni militari di rilevamento. Del tutto ignaro, sorvolava la zona un aereo di linea italiano. In quanto principale fonte di calore, attirò un missile francese. Per coprire la strage, sono stati eliminati ben 20 testimoni scomodi: siamo qui ad un livello gangsteristico ben superiore alla delinquenza comune. Se fossero stati i Libici a dar la caccia ai Francesi, sarebbero stati subito invasi.

         Craxi diede ulteriore prova della sua statura politica, della sua dignità alla base siciliana di Sigonella: impedì agli USA di arrestare cosiddetti terroristi palestinesi, a costo di rischiare uno scontro militare.

         La ribellione al padrone americano non fu perdonata e di lì a poco contro il nostro primo ministro fu inscenata una velenosa ed indecente campagna mediatica: praticamente fu fatto passare per ladro. Stava agendo nella piena legalità, ricevendo finanziamenti per il suo partito, così come succede agli altri, in particolare quelli asserviti agli USA. Illegalmente processato da una magistratura già allora corrotta e venduta a padroni stranieri, Craxi dovette autoesiliarsi in Tunisia per evitare le patrie galere dove sarebbe stata accelerata la sua morte, in quanto scomodo testimone. 

         Diffamarono e tuttora ne diffamano la memoria i labili mentali, predisposti a credere ad ogni malvagia calunnia, e coloro che tradiscono il loro ruolo di rappresentanti per incassare doppio lauto stipendio: dal popolo tradito e dai nostri padroni stranieri.

Strage aerea di Lockerbie in Scozia. La potente macchina di menzogna televisiva ha buon gioco di fronte ad un pubblico decerebrato: chi possono essere stati i colpevoli se non i soliti terroristi arabi o comunque musulmani? Nel caso specifico, senza uno straccio di prova, si optò contro i libici.

         Nel più clamoroso attentato registrato dalla storia – l'11 settembre 2001 – furono citati per nome e cognome i presunti colpevoli, nell'illusione di apparire incontrovertibili. Peccato che gli stessi filmati ufficiali documentassero le torri implose per minamento interno, operazione fattibile solo dai servizi segreti. Poco dopo si capì perchè accusare i medio-orientali: per invaderli.

         Ovunque i servizi segreti sionisti-anglo-americani compiono stragi contro i civili e poi nascondono la mano assassina, facendo credere alla colpa altrui. In questa trappola casca in un attimo chi è già predisposto a combattersi. Aizzando guerre, i servizi segreti assicurano commesse belliche ai loro padroni. Del resto che le guerre servano a vendere armi è stato ammesso dallo stesso papa attuale.

         Ma torniamo a Gheddafi, sempre incondizionatamente dedito al suo popolo, suo servitore e non suo padrone come da noi. Si addossò la non lieve croce di autoaccusarsi per Lockerbie ed espiarne la presunta colpa. Dovette versare grossi indennizzi ai familiari delle vittime ed alla compagnia aerea in questione. Dovette sottoscrivere un unilaterale disarmo nucleare, che allora sembrava non implicare niente di particolare. Ma i diabolici impostori sapevano già a cosa mirare, mentre gli altri capirono dopo la ragione: senza ricatto atomico, ogni altra arma era spuntata contro coloro che avrebbero invaso il suo popolo.

         Accettando le condizioni nemiche, nel 2003 Gheddafi liberò i suoi dalle sanzioni ONU comminate fin dal 1992 (non ho approfondito in base a quale fantomatica accusa) e che stavano facendo sentire i suoi effetti.

         Non gli bastò l'autoaccusa, perchè a livello internazionale continuò il suo linciaggio mediatico. Più che libertà di parola, dalle nostre 'civili' sponde esiste libertà di offendere. La comune mafia sa stare di più ai patti.

  

Non ci è dato conoscere tutte le pressioni alle quali è stato sottoposto il leader libico. Ad ogni modo ce n'è abbastanza per trarre una conclusione: per decenni gli hanno ordito contro una congiura, culminata nella guerra mossagli contro.

         Egli si illuse di offrire una soluzione diplomatica. Se la sua persona era divenuta ingombrante per i nemici atlantici, era pronto a farsi da parte; poteva essere sostituito dal figlio designato a succedergli per il suo naturale talento politico, per l'immagine pubblica più “presentabile”. Ovviamente la proposta era risibile davanti a chi mirava a ben altro, a relazionarsi con servi pronti a regalare la Libia.

VOGLIONO TUTTO

Le rivoluzioni borghesi hanno esordito con una solenne dichiarazione di principio: sacra ed inviolabile proprietà privata. Naturalmente intendono la propria e non l'altrui, perchè conoscono due pesi e due misure.

         Erano benvenuti i petrodollari nelle banche occidentali anche quando provenivano dalla presunta dittatura libica. Poi la dittatura è divenuta una scusa per sequestrarle cioè rubarle tutto: depositi nelle banche occidentali, petrolio di prima qualità e gas, metalli rari, riserve idriche del sottosuolo, le notevoli riserve auree statali rimaste intrappolate in seguito all'improvviso assedio militare occidentale.

         I piani imperialisti occidentali partono ben prima di quanto possiamo immaginare per proiettarsi a lungo respiro nel futuro. L'aggressione alla Libia era stata prevista da almeno 10 anni. E' lo stesso discorso per altri paesi afro-asiatici. In particolare quelli medio-orientali avrebbero dovuto servire da trampolino di lancio per invadere Russia e Cina, così da spianare la strada al proprio dominio mondiale. Ciò viene asetticamente definito nuovo ordine mondiale.

         Il modello anglo-americano è l'impero romano e lo si coglie perfino nei loro segni comunicativi. Negli stendardi militari Roma esibiva l'aquila, rapace dalla lunga vista e con gli artigli pronti a ghermire. I droni – micidiali miniaerei telecomandati -  degli USA si chiamano 'predator'. Anche in senso generale abbiamo a che fare con  predatori insaziabili, che spolpano il pianeta fino all'ultima cellula vivente. Poi tra i morsi della fame potranno finalmente crepare. In santa pace festeggeranno prede eventualmente sopravvissute.

         Al tragico si aggiunge il grottesco. Dopo aver tolto tutto al popolo libico, si scoprono pure i suoi debiti di guerra. Cioè dovrebbe pagare per essere stato distrutto: bella questa! Agli ingordi yankees ed ai loro miserabili servi non si può che augurare crepino soffocati dal loro gozzo strapieno, se non saranno fatti fuori prima.

DANNEGGIATI UN SERVO IDIOTA ED UNO STORICO ANTAGONISTA

In Italia esistono ben 130 basi Nato, motivate dalla sua posizione centrale nel Mediterraneo ed in particolare dalla vicinanza al Medio Oriente. Quanto la nostra penisola sia strategica per il dominio, lo dimostra la storia stessa: dalla centrale città di Roma decollò il più importante impero non solo antico, ma anche in assoluto nel determinare la futura storia mondiale.

         Al nostro governo non è bastato concedere le basi militari; ha pure concesso l'aviazione per bombardare proprio quella Libia che ci assicurava petrolio al 23% del fabbisogno nazionale e gas naturale al 13,2%. In cambio del vile servaggio reso ai nostri padroni, abbiamo almeno ottenuto più petrolio e gas o quanto meno mantenuto le quote precedenti? Al contrario: da servi disprezzati abbiamo perso ogni diritto, quella preferenza che ci aveva accordato Gheddafi anche dopo i nostri misfatti coloniali antecedenti e seguenti alla prima guerra mondiale. Siamo stati trattati da utili idioti.

         Hanno tentato di scompigliare e far crollare anche l'Iran. Sempre obbediente, anche l'Italia si è allineata alle sanzioni ovvero non importa più petrolio dal paese imputato, ma di cosa? Di un'atomica che non ha, alla quale ha ufficialmente rinunciato ed alla quale comunque non arriverebbe in tempi brevi. Si è messo in atto un risibile processo alle presunte intenzioni nemiche. L'Iran ha giustamente giocato d'anticipo: ha deciso lei di non darci più petrolio. Così ne perdiamo un altro 13%. Se ne sottragga qualche altro punto percentuale dalla Siria e sommando il tutto, ne perdiamo il 40% . Rivolgendoci ad altri, ne approfittano per farcelo pagare più caro e così perdiamo sempre da perfetti cretini.

         La guerra libica ha brutalmente estromesso Russia e soprattutto Cina coi suoi investimenti industriali. Essa ha dovuto rimpatriare 30.000 lavoratori e rinunciare a rifornimenti fossili disperatamente necessari alla tumultuosa espansione industriale.

         USA e loro puttane europee rapinano tutto a mano armata cioè si portano via gratis in suolo africano. Invece la Cina opera scambi equi: in cambio di materie prime modernizza stati che non vogliono più essere ricattati dai cosiddetti aiuti occidentali ovvero dal debito contratto che li strozza. Tra Cina ed occidente c'è la stessa differenza esistente  tra commercianti onesti e gradassi ladroni o peggio..

LA GUERRA

CONDUZIONE MILITARE

Quando Bush junior si vantò di togliere sanzioni alla Libia, era pubblicità a buon mercato, poiché stava scadendo il suo secondo ed ultimo mandato presidenziale.

         Anche le soprattutto l'occidente aveva tratto giovamento dagli affari condotti con Gheddafi. Ciò non gli impedì di trattarlo da canaglia – per quanto simpatica – nei periodici raduni tra i 'grandi della terra'. Anche Berlusconi fu messo in berlina,  ricambiando l'amicizia non parolaia, ma fattiva di Gheddafi. Invece non erano certo  amici e nemmeno alleati a Berlusconi quei potenti occidentali che ne ordinarono la liquidazione politica.

         Dopo essere stato lasciato in pace per anni, a Gheddafi sembravano venir meno nemici internazionali, mentre era in buoni rapporti coi confinanti Tunisia ed Egitto. Se ne sentiva rassicurato, finalmente convinto che fosse arrivata la sua buona stella. Ritenne non più necessarie ulteriori spese in armamenti, accontentandosi di quelli tecnologicamente obsoleti rimastigli.

         Fu un errore fatale aver contato sulla ragionevolezza delle potenze occidentali. Costoro più armi hanno e più si armano, in vista dell'affondo finale contro stati indeboliti che si intestardiscano a comandare in casa propria.

         Al consiglio di sicurezza ONU Russia e Cina avevano approvato la zona d'interdizione aerea nei cieli libici, sperando di placare l'aggressività Nato e comunque quella risoluzione non giustificava la guerra cominciata nel marzo 2011. Essa divenne possibile perchè le sopracitate potenze si mantennero neutrali, facendo così un grande favore agli aggressori.

         Non ho avuto modo di approfondire la ragione o le ragioni della loro neutralità e d'altronde non è facile per noi 'comuni  mortali' avere spiragli sulle loro trattative segrete, sul loro 'do ut des', su riconoscimenti e vantaggi che avranno ricevuto in cambio. Esiste però una constatazione di notevole spessore: Russia e Cina erano pieni di dollari, che sarebbero divenuti carta straccia se fosse decollata la moneta aurea africana; e siccome sul dollaro si regge il sistema finanziario mondiale, sarebbe crollato anch'esso. La posta in gioco era troppo alta, fatalmente esiziale per i solitari eroi libici.

         Con la 'no fly zone' scattava l'embargo ai danni libici. Erano bloccate le esportazioni petrolifere. Le banche non potevano nemmeno acquistare in valuta estera alimenti e medicine. Già questo era un atto di guerra, in quanto condannava a morte un intero popolo.

         Contemporaneamente i servizi segreti occidentali si intromettevano in Tunisia ed Egitto per ordire congiure – spacciate per primavere arabe. Il loro obiettivo consisteva nel destituire presidenti apparentemente obbedienti, ma che non davano più necessarie garanzie di fiducia: erano infatti sospettati di sostenere sotterraneamente Gheddafi. Passati sotto diretto controllo occidentale, gli stati confinanti ovvero Tunisia ed Egitto furono usati come basi terrestri per l'attacco alla Libia. Si aggiunse quello dal mare e dal cielo. Quella morsa non dava via di scampo e conduceva alla merce' nemica.

  

Non bastava il benessere ottenuto con Gheddafi alla Cirenaica dove si creò un velenosa, anche se innaturale accordo fra islamisti oscurantisti e qualunquisti comprati dalla Nato. A loro si aggiunsero mercenari stranieri, già sperimentati in altri teatri bellici. L'informe accozzaglia finì per dettare legge ai tanti silenziati, rimasti fedeli al legittimo governo.

         Dal trampolino di lancio cirenaico la Nato diede l'ordine di iniziare l'attacco golpista. Furono chiamati ribelli, anche se di gran lunga più determinanti erano i mercenari stranieri, che nulla avevano a che fare con la Libia. Furono chiamati democratici, volendo far credere ad una consistente opposizione interna; invece si limitava a quei pochi libici che era possibile comprare, perchè non si poteva certo comprare un popolo intero. Alla prova dei fatti bellici quel branco improvvisato ed informe , per quanto ben armato, si rivelò un nugolo di pidocchi, volto in sistematica e disonorevole fuga davanti all'esercito regolare libico. Era semplicemente  ridicolo qualunque accenno di guerra civile interna.

         Quei mercenari furono efficienti solo in atti vigliacchi - sparare sulla popolazione civile – per poi incolpare il governo. Esso avrebbe dovuto reagire subito, intervenendo con l'artiglieria pesante, per sterminare all'istante i criminali provocatori. Ma costoro erano mescolati fra la popolazione civile, che sarebbe stata inevitabilmente colpita. Gheddafi non volle agire secondo logica militare, anteponendo il sentimento patriottico di salvare innocenti. Quella rinuncia gli costò   cara, permettendo ai nemici di radicarsi. E poi i nostri media gli hanno dato del forcaiolo: che schifo!

         Chi si vende ragiona in ottica mercantile, lasciando da parte perfino i sentimenti più elementari e dovuti. Così i mercenari rimasero indifferenti alla gratitudine verso chi, suo malgrado, li aveva risparmiati e non ricambiarono la cortesia. Cercarono  di approfittarne per andare all'assalto.   

         Ma dovette intervenire direttamente il canagliume Nato. I suoi droni  individuavano e colpivano qualunque obiettivo ritenuto 'sensibile'. Congiuntamente entrarono in azione bombardieri ed artiglieria pesante nemici, dietro precise segnalazioni per via informatica.

         I giornalisti stranieri erano stati autorizzati ad entrare a piede libero dal governo libico, mettendo in conto le loro infamanti cronache di guerra. Voleva mostrare al mondo di non avere nulla da nascondere, di non temere la verità, quella democrazia informativa così platealmente negata in occidente. 

         Sarebbe un inutile esercizio retorico mettersi a discutere se il governo libico avesse preventivato che qualche giornalista ne approfittasse oltre il lecito. Sta di fatto che qualcuno pugnalò alle spalle chi gli aveva dato fiducia, informando segretamente i militari occidentali sugli obiettivi da colpire. Anche questi sono i risultati della libertà! Sono casi da immediata pena di morte per qualunque codice militare al mondo. Ma i Libici non avrebbero potuto applicarla, altrimenti da noi si sarebbero costruite chissà quali montature propagandistiche ostili.

         Non solo i mercenari non riuscivano ad andare avanti; perdevano pure terreno, alimentando facili illusioni sull'invincibile esercito popolare. Quando la Nato si decise ad intervenire direttamente sul terreno, in breve ne fu padrona. Per quell'improvvisa svolta è stata avanzata un'ipotesi: l'Inghilterra doveva arraffare in fretta l'oro libico, per pagare il debito petrolifero al Venezuela davanti alla sua perentoria richiesta.

         La formidabile macchina da guerra anglo-francese ha distrutto depositi di armi e munizioni nonché linee di comunicazione, bloccando i centri di comando libici. Alla fine anche un brillante stratega come Gheddafi ha dovuto battere in ritirata, per non rimanere intrappolato ed essere subito catturato.

         Contro l'impressionante tempesta di fuoco nemica una quasi disarmata resistenza nazionale è durata anche troppo. Ciò dimostra come il popolo facesse tutt'uno col suo esercito e col suo capo. Altro che odiato leader!

DISTRUZIONI BELLICHE

Da primavera a settembre inoltrato 2011 dal cielo belve assatanate, autentici cavalieri dell'apocalisse hanno lanciato missili a decine di migliaia e bombe per 50.000 tonnellate: in mezzo c'era anche uranio impoverito, ad alto contenuto esplosivo. Il loro terribile boato faceva tremare tutto, in primis il cuore della gente. Tanto 'intelligenti e chirurgiche', quelle armi hanno massacrato indiscriminatamente: oltre 100.000 morti e mutilati a decine di migliaia, anche se quest'ultima cifra non appare credibile per difetto. Sono stati azzerati servizi pubblici come scuole, ospedali ed acquedotti nonchè fabbriche di tubi per acquedotti; distrutte bellezze urbanistiche e paesaggistiche come Tripoli, del resto i barbari atlantici non hanno mai avuto rispetto per testimonianze storico- artistiche.

         Si investe per la guerra e si investe per ricostruire ed avere così la scusa per accaparrarsi beni e servizi redditizi. Le multinazionali anglo-francesi hanno ricavato un profitto moltiplicato per 600 rispetto al capitale iniziale investito! Niente come guerre e ricostruzioni fanno guadagnare i grandi capitalisti (la guerra non danneggia proprio tutti, come vorrebbe lo slogan pacifista).

         Già creditrice in tempo di pace e prosperità, ora la Libia è retrocessa a debitrice, essendole messe in conto le spese per distruggerla! Qui ben si evidenzia come non esista capitalismo fondato sulla competizione economica; esiste brutale schiavismo fondato sulla rapina a mano armata senza precedenti nella nostra storia.

         Di conseguenza quant'era distribuito gratuitamente o quasi ora si paga, compresa l'acqua padroneggiata da una multinazionale francese. Ma tanti sono precipitati nella miseria assoluta, proprio non hanno più soldi. Chi ha ancora qualcosa da spendere, si trova falciato dall'inflazione arrivata alle stelle in seguito alla guerra. Sulle rovine statali proliferano governi locali del tutto impotenti ad aiutare con esportazioni petrolifere ridotte a meno del 10%. Così si patisce fame e sete, degrado igienico e nella migliore ipotesi abitazioni del tutto inadeguate. Vivendo come cani randagi abbandonati, si espongono a malattie che è divenuto un lusso curare.

         In queste condizioni la propaganda occidentale non riesce proprio a convincere i libici di aver guadagnato, sopprimendo violentemente il precedente assetto socialista.

COSA SONO STATI CAPACI DI FARE I NUOVI NON-GOVERNANTI,

NEMICI INTERNI DEL POPOLO LIBICO

Una volta padroni del territorio, i ribelli ad ogni legge e ad ogni morale hanno scatenato la caccia a veri o presunti sostenitori di Gheddafi: prime sfortunate vittime quelli di pelle nera. In infernali prigioni donne sono finite sotto le grinfie di secondini posticci; colpevoli chissà di cosa, anche bambini sono stati ammassati accanto ad adulti. Su tutto il terrore delle torture e delle esecuzioni sommarie.

         Il cosiddetto esercito libero si è per l'appunto preso la libertà di sfaldarsi e moltiplicarsi in bande raccogliticce. I loro effettivi – circa 200.000 –  aggiungono alle armi avute in dotazione dalla Nato quelle provenienti dagli arsenali statali abbandonati. Quell'accozzaglia si fa guerra, arresta e tortura, ammazza con la massima disinvoltura.

         Sul territorio di propria competenza applica il “pizzo” per “proteggere” ovvero per far funzionare servizi pubblici ed esercizi commerciali, per circolare su strade ed aeroporti. Spoglia i musei di opere d'arte, commissionate da ricchi collezionisti stranieri che poi per sicurezza si esaltano ad ammirarle da soli. I più incontrollabili stuprano donne.

         Ultime notizie: il popolo esasperato tenta l'assalto alle sedi delle milizie, mentre il nuovo cosiddetto governo centrale non controlla più niente.

DALL'ATROCE LINCIAGGIO ALL'OLTRAGGIO FINALE

Una figura dell'inferno,il 'nostro' ministro degli esteri Frattini annunciò papale papale al mondo: “Il tempo è scaduto”. Come nel selvaggio west del 1800, partiva la taglia su Gheddafi tacciato da delinquente comune, da catturare vivo o morto. Ma avevano già deciso in quest'ultimo senso per tappargli la bocca: avrebbe avuto molto da dire.

         Senonchè c'è modo e modo di morire. A lui hanno riservato un crudele linciaggio, quale duro ammonimento a chi osasse ancora impavida ribellione all'impero euro-americano. Perchè tutti vedessero la terribile lezione inflittagli, doveva essere appresa dal mondo intero in diretta televisiva. Dai film dell'orrore all'orrore reale: così i media hanno compiuto un decisivo passo in avanti nello spettacolo pornografico.

         L'agonia del comandante libico ha evocato un'immagine a noi ben nota: Ecce Homo! Questo è l'uomo, guardate come l'hanno ridotto! Un novello Gesù Cristo è stato teatralmente designato a divenire vittima sacrificale. Si è vista la sua dignitosa sofferenza ergersi incredula davanti a chi ha ricambiato tanto brutalmente il suo benefico operato. Sono immagini da suscitare una pena infinita in chi non si è lasciato contaminare da questo immondo sistema e per un momento hanno staccato anche il mio nipotino dal suo mondo ancora fantastico.

         Poi hanno umiliato la memoria dell'eroe, tacciandolo da codardo che avrebbe supplicato per la sua vita. Se veramente ci avesse tenuto così tanto, non si sarebbe imbarcato in una disperata quanto pericolosa resistenza. Del resto aveva già fieramente dichiarato la sua vocazione al martirio per stare fino all'ultimo col suo popolo, per vivere e morire con esso.   

         Ancora non soddisfatte dello scempio compiuto, le sporche carogne hanno infierito sulle sue spoglie. Le hanno disonorate esponendolo come macabro trofeo in cella-frigorifero al mercato della carne, trattato come carne da macello lasciata al pubblico ludibrio fino alla sua decomposizione.

         Infine gli hanno negato dignitosa ed onorata sepoltura, segretamente  seppellendolo in mezzo al deserto come un animale qualunque. Non potevano sopportare che la sua tomba venisse elevata ad altare della patria. Davvero un clamoroso modo per ammettere di quanto consenso godesse l'eroe-martire.

         Dopo aver schifato il mondo intero per come hanno lasciato infierire sulla vittima, i boia mandanti hanno promesso una commissione d'inchiesta internazionale. Hanno fatto seguire il silenzio più totale, perchè non possono intentare un processo a se stessi. Qualora lo facciano, è già predisposto per assolverli. Questa farsa serve a curare l'immagine di esseri tenebrosi, tanto quanto la loro sconfinata immoralità.

DOPO LA PACE, GUERRA PERENNE

La guerra non è finita con Gheddafi, è solo cominciata. Sono istantaneamente seguiti scontri tra fazioni in ogni città e regione Sono resuscitati vecchi conflitti etnico-tribali, già superati dalla rivoluzione dei colonnelli. Ogni tribù reclama ampia autonomia e per aumentare il suo peso nei confronti del governo centrale, lo ricatta coi blocchi petroliferi. E' un gioco pericoloso, avente per sbocco finale l'indipendenza.

         Il nuovo governo nazionale - chiamato consiglio nazionale di transizione – è ridotto a controllare 130 km lungo la costiera tripolitana. Avrebbe voluto rilanciarsi riconciliandosi coi lealisti, ma difficilmente si fa storia a comando. Potrebbe invece darsi che gli occupanti occidentali si decidano a liberare il figlio politico di Gheddafi, al momento tenuto ostaggio, per dirigerlo nella ricostruzione unitaria.         Attualmente il fantasma di governo centrale è costretto dalla disperazione ad ispirarsi ad un islam duro, per incutere timore e soggezione. Non meglio precisati oscurantisti hanno ridotto in macerie templi sufi – corrente islamica esoterica, aperta alla ricerca spirituale, ascetica e di benevole attitudini, con simpatie in giro per il mondo. Per i pochi cristiani non sarà meno dura.

Avendo ricevuto stipendio per la guerra, i mercenari se lo aspettavano per sempre, inquadrati in un rinato esercito nazionale. Invece sono stati licenziati e mandati allo sbaraglio, a sviluppare l'arte di arrangiarsi nell'unico modo che sanno fare: il mestiere delle armi. Chi serve il demonio si ritrova con la giusta ricompensa.

         Da sempre l'industria bellica occidentale foraggia chi altrimenti soccomberebbe: vuole equilibrare le forze, in modo da garantire guerra infinita. Gli armamenti saranno pagati dalle risorse del sottosuolo.

         Fomentando l'anarchia interna, facendo mancare ogni autorità costituita con cui trattare, si ha anche il pretesto per non restituire l'oro libico. Se è per questo, abbiamo  perso anche il nostro, finito negli USA dopo aver perso la seconda guerra mondiale. Non si è sempre saputo che chi perde paga?

I LEALISTI

Dopo aver celebrato con tronfia retorica la vittoria, improvvisamente le forze del male centellinano, elargiscono al lumicino le informazioni da dare in pasto al pubblico. Conviene il silenzio sulle disastrose conseguenze della guerra da loro provocata.

         I fedelissimi del Colonnello hanno lanciato al mondo il loro grido di dolore, giurando solennemente “Ci hanno nascosto i cadaveri e non potremo mai dimenticarlo. Un giorno avremo vendetta e sarà una dura vendetta”. Un'offesa così odiosa all'onore non può che essere lavata col sangue dei carnefici, non può che essere ripagata con la loro sacrosanta punizione.

         Al momento i lealisti sono confinati nella roccaforte di Sirte, dove è nato il fondatore della Libia moderna. Lì si battono per difenderla nei modi accessibili alle loro possibilità. Ad es. nei suoi pressi hanno recentemente assaltato un furgone con 40 milioni di euro e - manco a dirsi – i nostri media paralano di criminalità organizzata. Sono in attesa di tempi migliori: compatte sollevazioni interne e sostegno da potenze alleate come Russia e Cina.

         Nel contempo ad inizio 2013 apprendiamo che migliaia di “mercenari già al servizio del rais” si sono trasferiti in una zona strategica al confine tra più stati: Libia, Tunisia, Algeria e Mali. Lì ci sono grossi giacimenti minerari, su cui la Francia ha puntato e per i quali ha mandato truppe d'occupazione. Tradotto in termini non falsati: un esercito già regolare e rimasto fedele alla memoria del suo legittimo presidente, si limita a continuare altrove la medesima guerra contro l'occupante straniero.

         Il popolo libico ha perso una battaglia, non la guerra che disgraziatamente durerà finchè ci sarà qualcosa da estorcergli. La guerra trova i suoi motivi ispiratori nel rimpianto per colui del quale non si riuscirà mai a cancellare la memoria storica, essendo già stato mito in vita ed immortalato dopo il suo sacrificio. Ha lasciato in eredità il compito di ricostruire un tessuto nazionale pacificato, anche se impoverito dalle devastazioni e dalle rapine nel frattempo compiute.

         Quand'anche i patrioti libici riuscissero con le loro sole forze o aiutati da stati amici a tornare nuovamente padroni in casa propria, gli occidentali griderebbero nuovamente a tiranni da combattere e con questa disgustosa pagliacciata vorrebbero tornerebbero all'attacco contro un popolo. D'altronde i demoni dell'inferno sono in carne ed ossa tra noi, lasciando eredi sempre più feroci: questa malefica genia vorrebbe condannarci a riprodursi all'infinito.

COME SI CONCEPISCE LA GUERRA DA NOI

Un illuminante termine di paragone viene dai videogiochi: ammazzi un nemico dipinto come un mostro e subito ne appare un altro ancor più determinato, rabbioso e feroce in una sequela infinita. Queste immagini sono state assunte da paradigma, da calzante termine di paragone per l'attuale crisi non da un sovversivo qualunque, ma dall'ex ministro Giulio Tremonti, uno tra i più lucidi negli alti livelli..

         Considerazione in margine: quale futuro possiamo aspettarci da quella parte di giovani che si dilettano nella violenza infinita, sia pure manifestata nella realtà virtuale del gioco? La realtà virtuale non vive totalmente staccata dall'altra e tutto l'esistente è interconnesso, anche se ci possono sfuggire le sue sottili modalità operative.

         Quanto meno non è difficile notare come certi giochi siano sinistri presagi e bastano soltanto appropriate circostanze perchè menti malate esternino violenze efferate e gratuite. Su questa strada gli USA sono più avanti di tutti con sparatorie, omicidi mirati o massacri indistinti, ma è solo questione di tempo per essere seguiti altrove.

         Per concludere su questa parentesi, lucrare profitti da giochi facenti leva sui peggiori istinti è una cartina di tornasole clamorosamente illuminante sull'inciviltà in cui viviamo oramai sprofondati.

UNA GRANDE SCOPERTA DEI NOSTRI MEDIA!

Dopo la tragedia, pure la farsa. Secondo i nostri media in Libia le cose procederebbero male perchè non funzionano più giustizia ordinaria e sorveglianza carceraria. Non si domandano di chi è la colpa  per aver distrutto uno stato-modello, in cui erano superflui e non esistevano tribunali per condannare, nè galere per punire. Questi sistemi violenti sono connaturati ai regimi fondati sulla proprietà privata, in cui ci si percepisce concorrenti, potenzialmente ostili o apertamente nemici, in cui i soccombenti pagano per la loro debolezza o ancor più per osare rivoltarsi alla legge del più forte.

         Nella “più grande democrazia del mondo” - gli USA - è in piena efficienza l'apparato giudiziario e carcerario. E tuttavia questi apparati servono a sanzionare l'ingiustizia. Ancor più che all'interno, essa si manifesta all'estero, violando le stesse leggi internazionali già solennemente sottoscritte in sede ONU. Così ingaggia guerre non dichiarate contro oppositori e resistenti. Fa fuori direttamente chi reputa  più disturbante per i suoi piani. Rapisce ed estrada altri nella base militare di Guantanamo dove “redime” torturando, totalmente sorda alle condanne internazionali. Coi capi di stato patriottici si finge un vero processo alla corte internazionale di giustizia all'Aia. Nella contigua galera espiano i non pentiti come Milosevic, salvo farli morire per lento avvelenamento, in modo da mettere tutto silenziosamente a tacere.

         Il mondo non occidentale ha imparato sulla propria pelle di cosa siano capaci i gangsters USA ed i loro segugi europeo-occidentali., per cui è abbastanza avvertito da non credere ad alcuna loro promessa. Più tardi rispetto a loro, ci stanno arrivando anche le nostre popolazioni, mentre assaggiano solo l'inizio delle lunghe e pesanti  bastonate che le attendono.

         Le potenze atlantiche non conoscono la dignità di stare almeno zitte davanti ai propri crimini,  devono pure spacciarli per opere di bene!

versione aggiornata al 2013       Tiziano Galante

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